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A Trappeto è “morte civile”? Se lo chiede il consigliere Maurizio Alfano in un’accorata lettera ai cittadini

Il rappresentante di Diventerà Bellissima affida ad un'intensa lettura aperta dubbi e perplessità sull'involuzione civile ed economica del piccolo borgo marinaro.


Torna a farsi sentire il consigliere di minoranza Muarizio Alfano, lo fa attraverso un’analisi su quella che lui stesso – interrogandosi – definisce “morte civile di Trappeto”. Un lungo sfogo quello dell’esponente di “Diventerà Bellissima” che affronta ogni aspetto della continua debacle trappetese, dall’estinzione dell’economia all’impoverimento sociale, dalla scomparsa dei servizi essenziali all’incapacità di Sindaco e maggioranza di cogliere gli umori e le necessità di un paese sempre più abbandonato ad un destino che appare già formato all’orizzonte. Di seguito le parole di Alfano.

«Mai prima d’ora io e la mia famiglia ci stiamo interrogando su quanto “costi” in termini di tempo e di danaro abitare a Trappeto, la qualità della vita e l’efficienza dei servizi che anni fà ci avevano spinto a rimanere a Trappeto, pur lavorando al di fuori del piccolo borgo, sono certezze che ormai da tempo vacillano. Vi siete mai chiesti cosa puoi fare a Trappeto senza auto? Ben poco! Forse prendere il caffe, fare la spesuccia giornaliera, fumare, comprare le medicine e riparare un tubo che perde. Ma per un’operazione bancaria, per le spese più importanti, o semplicemente per comprare un cellulare, un capo di abbigliamento o un elettrodomestico devi prendere la macchina!!! Per non parlare poi dello spostarsi per cure mediche, studio o lavoro. Vedere le persone fare la fila all’unico bancomat rimasto (postamat per l’esattezza), vedere chiudere una dopo l’altra le poche attività commerciali, cogliere la desolazione settembrina del nostro lungomare o dei nostri bar, ci rendono attoniti di fronte alla morte civile di questo paese!

Quale futuro per Trappeto? Dormitorio dell’interland palermitano?
La carta del turismo ci ha portati ad investire nella creazione di B&B e case vacanza, ma con un’estate commerciale fatta solo dei miseri trenta giorni di agosto, è veramente improbabile pensare di vivere di turismo! L’agricoltura è ormai solo occasione di mal di schiena e debiti, il terziario semplicemente non esiste! Ed  allora quelli come me che avevano scelto Trappeto come alternativa alla grande città, cominciano ad interrogarsi su quanto costa abitare a Trappeto? Quanto spendo al mese di gasolio per viaggiare da e per Palermo? Quanto costa ammalarsi a Trappeto? Quanto si guadagna abitando a Trappeto? Quanto spenderò quando mia figlia andrà alle scuole superiori? Già perché non si può pensare di campare a Trappeto, non si può pensare di studiare a Trappeto, non si può pensare di vestirsi a Trappeto ed allora non rimane che l’aperitivo al tramonto, non rimane che l’ultimo post su fb! Ma può bastare? A chi invoca le occasioni perse rispondo dicendo che di passato si muore mentre di futuro si vive….è nato prima San Vito o lo svincolo autostradale per San Vito?? Che per la precisione non esiste!!E del porto che dire?  Aspettiamo ancora un pochino nell’illusione di vederlo lastricare in marmo?

Un paese che si specchia troppo in se stesso è destinato a morire! Trappeto bella, Trappeto unica, Trappeto perla del Golfo! Trappeto sprecona! Dove le poche risorse vengono ancora ad oggi dilapidate! Il centro storico è ancora avulso da qualsiasi sfruttamento economico, non esiste un’area di sviluppo artigianale degna di questo nome, le poche opere di sviluppo turistico languono nel limbo di una burocrazia infinita, i soldi ottenuti dai fondi europei sono finiti in ruggine, degrado e polvere! Vi ricordate il mercato del contadino? Gli info-point? Il museo del mare? Tutti sintomi di un male profondo ossia l’isolamento e l’arretratezza economico-sociale in cui versa questo paese!

Se le banche se ne vanno chiediamoci il perché? In tutto ciò la politica è la risposta? Penso di no!
Trappeto vive un grave scollamento tra la gente e la classe politica. Il politico è ancora referente del gruppo e non del paese! Durante la mia breve esperienza politica troppo spesso ho ascoltato chi mi suggeriva come fare il consigliere anzichè cosa fare da consigliere! Sintomo, questo, di una politica spesso occasione di rivalsa e non di condivisone, di un paese in cui tutto l’anno si parla di politica perdendo di vista il concreto! La maggioranza, che della coesione e dell’unione ha fatto un vanto, appare chiusa in se stessa, sicura dell’affermazione numerica in Consiglio, ma incapace di comunicare all’esterno il dibattito di idee che al suo interno dovrebbe vivere, incapace di fornire al paese precise informazione sulle scelte strategiche che potranno migliorarlo sul “progetto Trappeto”. In definitiva l’idea che si ha di questa amministrazione è quella di avere: “il voto blindato, le carte apposto ma il paese in disordine”.

Il Consiglio Comunale ridimensionato, le minoranze e “Il Tarlo”
Il Consiglio, la cui centralità dovrebbe essere un dogma ricopre invece un ruolo periferico e secondario, luogo deputato alla mera ratifica di ciò da tempo è stato deciso luogo troppo spesso  dedicato a meglio  definire i continui confronti già consumati su Facebook, oggetto anzi di precise citazioni! Le minoranze, infine, di cui chi scrive fa parte, si identificano con la persona dei singoli consiglieri di opposizione, non esiste alle loro spalle un movimento di persone ed idee che si ponga come concreta alternativa all’attuale amministrazione, non esiste un concetto di “governo ombra”.  In altre parole esaurita la “febbre elettorale” il cittadino perde interesse verso il dibattito politico cercando la via più breve della lamentela. In tale contesto ruolo del consigliere rischia di ridursi a quello di un opinionista o meglio di ”lamentista”!

La stampa locale anzi Il Tarlo ha avuto il grande merito di portare alla luce del sole, un dibattito politico-sociale affidato in passato al bar, al sottoscala o all’abitacolo di qualche auto. Ma di converso, questa piccola, ma indomita testata giornalistica, è diventata protagonista di un fenomeno climatico unico nel suo genere ma tipico di Trappeto:” la tempesta in un bicchiere d’acqua”!!! Ma le tempeste, sia sa, sprecano tanta energia in eventi estremi ma poco duraturi.

Quali vie per il rilancio? Alfano indica ancora il “fare rete” come scialuppa di salvataggio
Ed allora vale la pena vivere a Trappeto? Si ancora una volta dico si! Perché se è ancora viva l‘identità del Trappetese, del suo parlare, del suo modo di essere, del suo riconoscersi, allora c’è speranza! Perchè è il sentirsi trappetesi l’unica terapia idonea a scongiurare la morte civile di questo paese! Ma questo paese deve uscire dall’isolamento che lo attanaglia aprirsi al mondo e cercare soluzione corali e condivise con realtà più grandi e meglio affermate. Trappeto è troppo piccolo per affrontare la sfida di un turismo e di un’economia globale. Il Golfo di Castellammare deve diventare un unicum fatto di tante realtà ma che sappia condividere scelte comuni nella gestione del territorio e nello sviluppo economico. E’ impensabile che mentre Castellammare e Terrasini prosperano Trappeto muore!

L’agricoltura o il turismo, oggi sono composte da mille realtà, piccole e frammentarie, non esiste una pianificazione dell’offerta ne un modo unitario di presentarsi sul mercato, impera ancora la regola “ognuno per se e Dio per tutti”. I nostri 300 posti letto, oggi fatti di tanti proprietari, tanti prezzi, tanti modi di intendere l’attività turistica, avrebbero un ruolo diverso se si presentassero sul mercato come entità unica! Lo stesso  può affermarsi circa l’agricoltura, fatta di tanti produttori troppo piccoli per incidere sul mercato, troppo piccoli per innovarsi e rimanere competitivi, la creazione di organismi comuni finalizzati alla vendita del prodotto potrebbe essere la risposta. Infine la creazione di una struttura ricettiva in grado di accogliere un grande numero di ospiti ed assicurare loro “uno standard qualitativo elevato” rappresenterebbe un importante volano per l’intero turismo trappetese, incapace oggi di essere “venduto” ai grandi tour operator, incapace oggi di creare un valore aggiunto attorno al marchio Trappeto! Ecco perché vale la pena abitare a Trappeto, perchè c’è ancora tanto da fare!»

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