CronacaPalermo

Oggi ricorre il 33° anniversario della morte del Carabiniere Stefano Di Bonaventura

Di Bonaventura fu ucciso da mano criminale il 13 ottobre del 1986


Questa mattina è stato commemorato, alla presenza di varie Autorità Civili e Militari, tra cui il Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, Generale di Divisione Giovanni CATALDO, il 33° anniversario dell’eccidio del Car. Aus. M.O.V.M., “alla memoria”, Stefano DI BONAVENTURA, ucciso da mano criminale il 13 ottobre del 1986. Quel giorno, intorno alle ore 17.00, il Carabiniere, mentre si trovava in abiti borghesi, all’interno dell’agenzia di viaggi SICANTUR, sita nella centralissima Via E. Amari, angolo Via Wagner, in attesa di acquistare un biglietto aereo per fare rientro a Roma, sua città d’origine, alla vista di due rapinatori non travisati, di cui uno armato di pistola, che improvvisamente facevano irruzione nel locale, reagiva estraendo l’arma d’ordinanza. Aggredito dai malviventi, ingaggiava con costoro una violenta colluttazione e nonostante attinto da un proiettile esploso da uno dei due criminali, riusciva a sventare la rapina e a metterli in fuga. Gravemente ferito, trovava la forza di rialzarsi e, trascinatosi fino all’uscita, esplodeva contro i fuggitivi un colpo di pistola, per poi accasciarsi esanime al suolo. Soccorso e trasportato al nosocomio più vicino, vi giungeva cadavere. Il 16 maggio 1987, per tale eroico gesto, il Carabiniere Ausiliario Stefano DI BONAVENTURA, veniva decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, “alla memoria”. Il Comando del 12° Reggimento Carabinieri Sicilia, Reparto da cui dipendeva il Car. Stefano DI BONAVENTURA, ha commemorato quel giovane Carabiniere, che con eroico coraggio, a soli 20 anni, ha sentito la necessità di dover fare il proprio dovere fino in fondo, anche a costo della propria vita, con una deposizione, di una corona d’alloro in via E. Amari, angolo via Wagner, luogo dell’eccidio e con una Santa Messa nella Chiesa “Santa Maria Maddalena”, sita in via Vittorio Emanuele 475, all’interno della Caserma “C.A. Dalla Chiesa”, sede del Comando Legione Carabinieri Sicilia, officiata dal Cappellano Militare, Don Salvatore FALZONE.

Durante la cerimonia ha preso la parola il Comandante del 12° Reggimento Carabinieri Sicilia, Colonnello Giampaolo ZANCHI, il quale ha voluto sottolineare nel suo discorso, molto sentito e commosso, che “Stefano DI BONAVENTURA era un Carabiniere ausiliario che stava svolgendo il suo servizio di leva nell’Arma e quindi un ragazzo che avrebbe potuto decidere di tornare di lì a poco alla vita civile, guardando all’Arma come un’esperienza da vivere in un breve periodo di vita; eppure, a soli vent’anni, si è reso protagonista di un gesto eroico che sintetizza l’essenza di vero Carabiniere…Il Carabiniere DI BONAVENTURA ci insegna, quindi, che quei valori fondamentali che dovrebbero essere patrimonio di ciascun Carabiniere: altruismo, generosità, coraggio, spirito d’iniziativa e altissimo senso del dovere, che in più di duecento anni di storia hanno contraddistinto l’Arma dei Carabinieri sia in Italia che all’estero, non si maturano necessariamente con l’età e con l’esperienza, ma sorgono spontanee quando c’è cuore, passione e convinzione nell’agire quotidiano. Doti che erano già talmente radicate in Lui da spingerlo a reagire per tutelare la sicurezza e la legge, fino all’estremo sacrificio…La storia dell’Arma, così come le quella delle altre Forze Armate e di Polizia, sono ricche di esempi simili, come testimoniano anche recenti tragici fatti di cronaca. A tutti loro, costantemente e non solo oggi, dobbiamo rivolgere il nostro pensiero ed eleggerli come esempio da seguire per noi stessi e per tutti coloro che operano giornalmente per la sicurezza e la salvaguardia della collettività, per non rendere vano il loro sacrificio e per supportare concretamente i tanti uomini e donne in uniforme che in ogni parte d’Italia e all’estero, espletano il loro quotidiano servizio con passione e non comune coraggio, mettendo spesso a repentaglio la vita con lucida ed encomiabile consapevolezza, animati soprattutto dalla ferrea volontà di voler adempiere pienamente ai loro doveri e di non venir meno al giuramento prestato”.

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