San Cataldo. L’intervista “impossibile” al notaio Giuseppe Maria Di Bartolomeno sul Nocella

L’autore stesso la definisce un’Intervista “impossibile” data l’incompatibilità storica tra chi pone le domande – in questo il Dott. Gianluca Serra – e chi è chiamato a rispondere, ovvero Giuseppe Maria Di Bartolomeo, letterato e notaio partinicese vissuto a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo.

Di seguito l’intervista a cura di Gianluca Serra

Brevemente e per chi non lo conoscesse, Giuseppe Maria di Bartolomeo fu un notaio e letterato partinicese vissuto fra il 1753 ed il 1824. Nel 1805 completò la stesura di un manoscritto sulla storia di Partinico, il quale, ancorché consultato e cannibbalizzato da vari studiosi locali, restò inedito fino al marzo 2007, quando venne finalmente dato alle stampe in una trascrizione fatta dal prof. Giuseppe Schirò e dall’ing. Gioacchino Nania. Il recupero del manoscritto si deve al fu arciprete di Partinico, Giuseppe Geraci, il quale raccontò di averlo ricevuto dal can. Salvatore Modica della Diocesi di Caltanissetta; quest’ultimo, a sua volta, lo avrebbe ricevuto dal sac. prof. Francesco Gibellina, partinicese, docente al Liceo Classico di Caltanissetta ed autore, a sua volta, di un altro prezioso libro sulla storia di Partinico (Partinico, Dalle origini ai principi dell’Ottocento, 1921, di cui esistono in fotocopia presso la biblioteca di Partinico solo i primi due capitoli).

Le risposte del Di Bartolomeo alle domande di questa intervista impossibile sono dei brani fedelmente tratti dalla sua “Storia di Partinico” (pp. 16, 51, 97-99, 105).

Intervistatore: Notaio Di Bartolomeo, anzitutto la ringrazio per essersi reso disponibile a concedermi questa intervista. Non le ruberò che qualche minuto del… suo tempo. Sarei interessato a raccogliere il suo ricordo sulla baia di San Cataldo onde allegarlo agli atti di un’inchiesta per il momento solo storica.

Dentro al suo panciotto di velluto a coste, il notaio mi guarda curioso, come se fossi un alieno. Ho persino timore che il mio italiano non gli arrivi, dati gli oltre duecento anni di distanza fra i nostri mondi. L’attempato signore si distrae quando il mio cellulare, sul tavolino, si illumina e vibra. Fra me penso: “deve essere l’ennesimo post al vetriolo di Bruno Alioto sulla pagina facebook San Cataldo la Baia dell’illegalità… Raccolgo l’arnese tecnologico, che occulto nel cassetto del comò. La distrazione del mio pregiato interlocutore rientra e, con soddisfazione, registro quanto segue.

Di Bartolomeo: La fede e pia devozione a codesto glorioso S. Cataldo o’ natural salubrità dell’acque del di lui litorale in cui esiste la chiesa: buttandosi in quelle i leprosi e gli attaccati di scabbia ne vengono, per ordinario, mondi e sani e ciò tanto i cittadini che gli esteri, quali vi concorrono apposta. Siccome ancora il dì dell’Ascensione un’infinità di bestiame d’ogni sorta, si paesano che estraneo, seriamente si porta a quell’acque per venirne bagnato e benedetto dal reverendo Cappellano, a nome di Dio ed ad intercessione del Santo onde conservarsi in sanità.

Intervistatore: Beh, forse ai suoi tempi, egregio notaio, queste acque erano miracolose: curavano i lebbrosi e vi si benediva il bestiame. Oggi lei contrarrebbe la lebbra se vi si immergesse. E quanto agli animali, queste acque hanno smesso di benedirli. Ormai maledicono la natura e persino noi uomini. Pensi che anche il povero Santo se ne è scappato… Scusi lo sfogo. Mi racconti, la prego, cos’altro ricorda del Nocella.

Di Bartolomeo: Il fiume… piglia vari nomi dalle varie contrade per cui scorre. Egli è men ragguardevole del Jato, la fonte di costui ci è affatto ignorata, tant’è che si vede scaturire dalla parte di levante e dalla contrada di Renda (che gli presta il primo nome) in mezzo alle altissime montagne di Sagana… e giù la nuova strada carrozzabile di Palermo. Si precipita pel vallone di Simone, sbocca ai mulini della Nucilla, che fa girare e lavorare insiememente il paratore, fabbrica così detta, in cui fan degli albraggi, vale a dire rozzi panni e grossolani di lane nere e bianche per uso di gente villica; si volta a settentrione e internandosi nel mulino della cartiera, sotto la picciola terra dei Giardinelli, si volge a Passo di Conti e scende nel luogo delli Cuti, assumendo cotal nome e quivi ritrovando un mulino, fa che  lavori e poi si avanza mettendo foce nello scaro di San Cataldo, di cui adotta l’ultimo nome e si abbandona nel mare, ivi trovando un vastissimo seno ricco di pesci denaro, del quale in prima si scorgevano delle rovine grandissime di una fortezza, stata anticamente edificata in guardia del littorale istesso e sua riviera.

Osservo con tenerezza l’attempato gentiluomo mentre, immune ai miei commenti, recita la sua relazione. Con precisione… notarile, quasi descrivesse i confini di un fondo in un atto di compravendita. Dai suoi occhi, vitrei come quelli dei peluches coi quali gioca mio figlio, percepisco le luci e le ombre di un’altra epoca. Ma non abbiamo tempo per divagare su altri temi, quantunque sarebbero tante le domande affollano la mia mente, e quindi mi attengo al tema dell’intervista. Così come concordato.

Intervistatore: Mi dispiace davvero deluderla, notaio, ma onestà intellettuale mi obbliga a mostrarle cosa trova oggi il “suo” Nocella quando mette foce nello scaro di San Cataldo. Non sono certo i “pesci denaro” che lei ricorda ma col denaro, tutto ciò, ha a certamente a che fare!

Il notaio non si scompone. Non afferra il tono sarcastico del mio commento, figlio di un… altro tempo. Le pupille fisse sulle altre foto della bellissima baia che sono sul tavolino, con malinconia riprende la parola per precisarsi.

Di Bartolomeo: Non manca il littorale di suddeti mari di … Salvina e San Cataldo di abondare della pesca d’ogni sorta di pesci di bellissima qualittà, in uso e comodo dei cittadini in cui vengono dai pescivendoli a smerciarsi diariamente a discreto prezzo. Nell’anzidette fiumare non meno che nei valloni … ben anco si fan delle pesche continue di pesci d’acqua dolce, come a dire di anguille, moletti, tenchie, orgioni, corinella, minusa, gambaro, granchi, ranocchie e simili di eccellente e saporita condizione, e tante delle volte queste diarie pesche suppliscono e correggono la mancanza del pesce marittimo nei tempi sterili, cattivi e tempestosi, a gran comodo e piacere della popolazione. Delle anguille poi particolarmente n’è dovizioso e perenne (ed anco dei moletti e tenchie) tutto il corso del Jato sino alla di lui foce, nonché delli cuti [NDR il Nocella]…

Mentre il notaio snocciola il corteo di specie ittiche che abbondano nel suo Nocella (corso e foce), dissimulo la rabbia in un sorriso isterico. E ripenso alle carcasse metalliche di  tutti quei pesci putrescenti spiaggiati a San Cataldo, presso il fiume. Il tempo stringe. Torno all’attacco scegliendo dal tavolino una precisa foto.

Intervistatore: E guardi, notaio, questo è il fiume Pollastra laddove confluisce nel Nocella. Non si lasci trarre in inganno dalle apparenze: non è inchiostro per pergamene quello che vede scorrere…

ll notaio, con tono piacevolmente enciclopedico, mi interrompe. Io annoto quanto mi dice.


Di Bartolomeo:
Pratti si è il … fiume, che dalla montagna delle Ciambre, sovrapposta alla terra del Borgetto, in cui ha la sua fonte a levante, si precipita e viene a sboccare verso sirocco, lungo il casino e castello di Ramo, scorrendo sotto di un ponte ivi eretto modernamene, a comodo della strada carrozzabile di Palermo, si avvanza a trovare altro ponte più antico, ma dappoco, in menzo la vecchia strada, che va al Borgetto, esce e s’interna nel luogo di Gambacurta overo Raccuglia, in quello dell’Albragiara, tragitta il passo di Gallo, torce su quasi la casina un tempo de’ gesuiti e ritorce a tramontana a sboccare ne lo mare e scaro di San Cataldo, unendosi pria col Renda nella contrada della Coda della Volpe…

Non mi lascio distrarre dalla minuziosa toponomastica; anzi, trovo nella descrizione del corso del fiume una pista utile da suggerire all’Alioto per indagare le cause del disastro ecologico. Ma, vedendo il mio interlocutore sempre più diafano, intuisco che l’incantesimo del viaggio nel tempo sta per concludersi. E quindi mi affretto al commiato.

Intervistatore: La ringrazio, notaio, per… il suo tempo e la ricchezza della sua testimonianza. Le chiedo se vuole lasciare un messaggio a chi domani leggerà questa intervista?

Di Bartolomeo: Non v’ha tra gli uomini cosa più cara, monumento più augusto per la posterità, che … un invincibile istinto d’innato affetto verso la patria ci attira sempre e ci pervade costantemente a promuoverne l’avvantaggi possibili e stabilirne per quanto da noi si possa la felicità, sino alle volte a costo del proprio sangue. Tanti venerabili esempi dell’antichità ce lo danno a rivedere in persona d’innumerevoli eroi: l’unanime consenso di tutte le nazioni del mondo ce lo contestano, e fin anco ce l’ammaestra l’amoroso attaccamento ai lor propri covili de’ bruti stessi; e noi, qualora spinti e guidati dalla molla della natura non ché dalla ragione ci facciamo un dovere di calcare le stesse onorate tracce degli ottimi cittadini, ci rendiamo all’ugual tempo e giusti insieme e gloriosi onorando la patria, avendo a cuore la stessa.

La eco del monito si dissolve assieme all’immagine del distinto gentiluomo. Nella stanza rimango solo col mio cellulare che ininterrottamente vibra dentro al cassetto. Sorrido: l’Alioto mi ha mandato le foto che gi avevo chiesto per illustrare questa intervista impossibile.

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