Trappeto. Intervista al consigliere Cutrò: “Uno spreco il rinnovo della concessione del centro diurno”

«Ritengo giusto che i trappetesi siano informati con perizia sulle attività del Consiglio Comunale e sulle spese che l’amministrazione ha deciso di approvare in scala triennale a favore dell’ordine religioso facente riferimento alle suore.» così esordisce il consigliere di minoranza e rappresentate della lista “Giorno dopo Giorno per Trappeto” Salvatore Cutrò.

Consigliere Cutrò, lei è stato l’unico che ha espresso voto contrario al rinnovo triennale della concessione del centro diurno alle suore, come mai questa scelta?

«La mia non è una decisione di carattere personale, apprezzo e riconosco l’utilità di un ordine, quello delle suore, che possa coadiuvare l’arciprete nelle attività spirituali e – se vogliamo – ricreative della comunità trappetese, ritengo tuttavia uno spreco quello di concedere il centro diurno a 3 esponenti religiose che potrebbero facilmente essere ospitate nella struttura del “palazzo giallo”, realizzato con fondi pubblici ed in concessione alla curia, una struttura dalle potenzialità immense, facilmente raggiungibile da grandi e bambini e per cui nessuna amministrazione si è interessata nell’interloquire con le autorità religiose locali al fine di conferire nuova vita al plesso.»

Parla di spreco, in consiglio comunale sono state dichiarate le cifre annuali che il comune, e dunque i trappetesi, dovranno affrontare per il mantenimento delle suore presso il centro diurno, di che somme si parla?

«La somma stabilita su base annuale è di € 15.960 a cui vanno aggiunte le spese delle utenze come luce, acqua, gas, telefono e finanche l’assicurazione antinfortunistica e le somme relative la vettura in dotazione, dunque parliamo di polizza assicurativa, bollo auto e carburante; difficile poter quantificare con dovizia questi extra che il comune si è detto disposto a garantire, tuttavia si parla di cifre importanti, specie in un periodo dove è doveroso poter risparmiare su più fronti al fine di migliorare la qualità della vita dei residenti già ampiamente tartassati dalle tasse.»

Molti trappetesi appoggiano il suo punto di vista sulla questione del centro diurno, come si potrebbe valorizzare una struttura così strategica?

«E’ questione di organizzazione, ho avanzato delle proposte prima del voto in consiglio a cui mi è stato risposto che il comune non puo’ assumere nessuno, io però non ho chiesto la nomina di nuova forza lavoro, bensì proposto di strutturare un piano per mettere a disposizione dei cittadini il centro diurno. Sono tanti i trappetesi che potrebbero farne uso, penso agli anziani che da tempo cercano un luogo dove potersi riunire, e dire che basterebbe davvero poco, affidare la gestione del centro a due madri di famiglia comporterebbe non solo un notevole risparmio per le casse comunali ma, altresì, un aiuto ai trappetesi in difficoltà, negli anni passati i fondi della legge 22 sono stati utilizzati per finalità più disparate tant’è che diverse ragazze madri attendono ancora gli assegni previdenziali, bisogna iniziare a progettare in maniera concreta.»

Ci spiega cosa, a suo avviso, si nasconde dietro il rinnovo triennale della concessione del centro?

«Partiamo dal presupposto che è una mia chiave di lettura. In tal senso voglio accennare alla mia esperienza da primo cittadino, era il novembre del 1993 quando venni eletto sindaco di Trappeto e – sul tavolo – mi ritrovai un ordinanza sindacale a firma del commissario prefettizio di concessione quinquennale del centro diurno, con stupore presi atto che una grandissima parte dei fondi previsti dalla legge 22 era stata concessa alle attività delle suore, ritenni la cosa inaccettabile ma dovetti rispettare l’ordinanza del commissario, dunque mi ritrovai a non poter rivedere gli accordi con le suore per tutta la durata del mandato anche se – e questo va riconosciuto all’impegno condiviso col Dr. Ferrara – riuscimmo a dimezzare i fondi per il centro diurno mettendo a disposizione un capitale notevole per le famiglie trappetesi.

Detto cio’, seppur sul documento sia specificato che in qualsiasi momento il comune puo’ ritirare la concessione del centro diurno per inadempienze, vorrei far notare come sarebbe stato opportuno rinnovare il mandato su base annuale o – al massimo – quinquennale in modo da non condizionare i mandati delle future amministrazioni, è cosa assai probabile che nel 2020 la concessione del centro diurno sarà nuovamente approvata dalla maggioranza, due, tre, forse più anni? La futura amministrazione potrebbe trovarsi – dunque – ad affrontare una situazione molto simile a quella del ’93.»

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