Un nuovo tempo per San Cataldo, così è stata bonificata l’Area Contaminata 1

Quando un bene della collettività viene riqualificato è sbagliato parlare di vittoria del singolo. Dunque non è intento di questa visione delle cose tracciare un profilo epico a qualsivoglia protagonista che si è speso nella dannata vicenda dello scempio trappetese di San Cataldo.

«L’area contaminata 1 è stata bonificata!» Questo potrebbe essere l’incipit osservando i due uomini in tuta protettiva sulla riva di San Cataldo. Una vicenda che in effetti richiama le fitte trame di un romanzo dove alla fine sembrano vincere i cittadini, la gente di Trappeto, quella di Partinico che forse più dei legittimi proprietari è affezionata a quel tratto di mare per via di quel vizio di pensiero del tutto trappetese di tendere all’America, con lo sguardo costantemente ad occidente, dimenticando così di aver ricevuto un’eredità importante dal mare e dalla storia. E’ San Cataldo tra i più ricchi siti a valenza archeologica del Golfo di Castellammare.

In questa storia qualche nome va fatto, perché siamo di quei siciliani a cui piace metterci la faccia, gente che disprezza la complicità travestita da silenzio, che ripudia in ogni modo il gioco del politicamente incorretto secondo cui al mutismo di ieri va pagato pegno col mutismo di oggi. Va perciò ricordato l’impegno di Bruno Alioto, Francesco Loria, Antonio Catalfio, Alessio Tobia, Gianluca Serra, Sergio Pisciotta e Rosario Scasso, tutti uomini che con San Cataldo hanno un contenzioso sentimentale mica da ridere e che, prima o poi aggiungiamo, saranno ripagati del tempo e della passione. A questo elenco aggiungiamo due nomi della politica, una politica diversa quella di Piero Puccio, Presidente del Gal e di Salvatore Cutrò, Consigliere del Comune di Trappeto, che in un ritorno al passato in cui intenti ed onestà tendono al futuro, ha saputo trovare la chiave giusta per portare questa tormentata storia all’interno del panorama politico trappetese.

Politica trappetese che ha risposto, seppur con ritardo, pur incassando dritti e montanti che avrebbero steso anche un bisonte, più di ogni altro ha retto il colpo Andrea Albano, un’altra di quelle figure sacrificata – non certo per incapacità, bensì per la delicatezza del ruolo di Assessore all’ambiente – sull’Ara Pacis di San Cataldo, più volte spinto dalla gente e dai media a fare qualcosa: “qualunque cosa”, si urlava sui social nell’attesa di un gesto, un’azione reale che non fosse mero sfoggio di retorica. L’input è arrivato, qualcosa è stato azionato, merito ad Albano di esserci riuscito senza ulteriori aggravi per i suoi concittadini in un momento che puo’ e deve passare agli onori di questo pezzo di terra infinitamente piccolo come l’inizio di una nuova età dove rispetto, attenzione, preservazione e valorizzazione devono rappresentare la via maestra per il recupero della Baia di San Cataldo.

Infine, permettete la perversione di un’autocelebrazione che mai un giornale dovrebbe concedersi, due note di soddisfazione sul lavoro di questi mesi sul territorio con denunce ed interviste, una presenza dovuta, talvolta antipatica per chi sta nella stanza dei bottoni, ma leale, slegata da qualsiasi ambizione promozionale.

Su San Cataldo il bello deve ancora arrivare, è sicuro! Guardarsi indietro nel tempo dell’avanzata è forse uno spreco di energie più finalizzato al compiacimento, ammonire chi ha girato gli occhi altrove e chi ha imbevuto di silenzi la sua opinione solo perché ci si arriva con un anno di ritardo sulla tabella di marcia della propaganda elettorale, è un imperativo che serve alla memoria per non lasciarsi ingannare dai vecchi profeti vestiti di nuovo che torneranno sul Nocella tra 4 anni, magari raccontandoci di saper chiudere il rubinetto degli scarichi. E’ bene, dunque, ricordarsi di chi ha portato a questo sfacelo, quando di questa miseria non resterà che un lieve ricordo.

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