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Partinico. 4 anni senza Nino Canino, Maestro Puparo che face sognare intere generazioni

Sono passati 4 anni da quando Nino Canino, Maestro Puparo di Partinico, è passato ad ad un’altra dimensione, probabilmente abitata dai quei personaggi che per una vita intera hanno animato i suoi spettacoli. Già perchè Nino, da tutti riconosciuto come ultimo grande interprete di una famiglia legata a filo doppio ai Paladini di Francia, aveva un rapporto intimo con ogni pupo: «Erano i suoi figli» ricorda la figlia Maria Pia nella nostra intervista, un amore senza vincolo che traspare dagli occhi del Maestro Canino nel racconto di Gioacchino D’Amico ed Alessia Capuccini che nel documentario “Tra mito e sogni – I pupi siciliani di Nino Canino” hanno colto preziosa testimonianza del rapporto tra Nino e ciascun singolo personaggio della sua collezione o, per meglio dire, della sua compagnia teatrale a cui con forza ha dato voce e carattere per tutta una vita.

Di Canino restano immagini e foto sfocate, documenti e copioni ingialliti dal tempo ed una collezione di grandissimo valore storico ed artistico riconosciuta nel 1989 dalla Regione Siciliana come patrimonio di interesse storico e culturale; ed è partendo dagli oggetti di scena e dagli utensili da lavoro del Maestro che le figlie Maria Pia e Laura hanno deciso di dar vita al museo “I pupi di Nino Canino” che vive oggi all’interno dei locali della Real Cantina Borbonica di Partinico: «Trent’anni fa il Beni Culturali della Regione Siciliana decidono di vincolare la “Collezione Canino” – afferma Maria Pia Canino –  Don Liberto Canino e Gaetano Greco sono stati i due capostipiti dell’opera dei pupi, tenendo questo a memoria il nostro obbiettivo è quello di ricongiungere la collezione per farla conoscere a chi ha amore per le proprie tradizioni.» Oltre allo spazio espositivo un’associazione porta avanti opere di divulgazione e promozione della storia, lunghissima storia, della famiglia Canino ed i Pupi siciliani, un verbo antico e non scritto, tramandato di padre in figlio a partire dal 1828.

Antesignana del cinema e della televisione, l’opera che racconta dell’amore conteso tra Orlando e Rinaldo ha animato le piazze ed i cuori di tutta la Sicilia per mano di artisti un pò attori ed un pò romanzieri, Nino Canino era uno di questi, che ha iniziato appena ventenne a Trappeto per poi spostarsi a Sciacca, Balestrate, Carini e Termini Imerese prima di approdare a Partinico dove per tutti diventa “Il Maestro”.

Un uomo che ha fatto sognare migliaia di persone e che saputo portare la storia dei Pupi nel mondo pochi altri, è il giornalista Antonio Catalfio che in un suo articolo delinea alla perfezione l’opera di Canino in giro per l’Europa suggellata dalla nomina a Cavaliere del lavoro: «Nino Canino riesce con amore e dedizione a portare nel mondo l’opera dei pupi, dentro una società statica e refrattaria al progresso, lui va in Svezia, in Norvegia e in Danimarca. Nel 1968 si trasferisce nel quartiere latino di Parigi, ammaliata da quel signore longilineo che con voce ferma riusciva a far sognare i francesi con le gesta dei loro capostipiti. Nel 1973, il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, lo nomina cavaliere al merito del lavoro. Ritorna in Francia per girare per la televisione d’oltralpe  286 episodi della saga dei Paladini di Francia.».

A Partinico, terra dall’epica dimenticata, vive ancora il ricordo di Nino Canino e la voce dei suoi amici paladini, intrappolati per sempre in un vicolo della memoria, condannati ad esibirsi ancora per riaccendere il fuoco negli occhi dei distratti, evocando un Padre Nostro laico fatto di storie e gesta antiche, più vicine alla terra degli Dei che alla quotidianità inanimata che ci usura.

L’intervista a Maria Pia Canino

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