Voto di scambio.Due intercettazioni accusano Tamajo, la difesa ribadisce estraneità ai fatti

Due intercettazioni della Guardia di Finanza accusano uno dei recordman del nuovo Parlamento isolano, Edmondo Edy Tamajo, appena eletto con quasi 14 mila preferenze nelle fila di Sicilia Futura. I militari stavano indagando su un gruppo di presunti contrabbandieri di Brancaccio, è emersa una compravendita di voti. Tamajo non c’è in quei dialoghi, ma è lui il candidato che i galoppini sponsorizzano.

È il 20 ottobre 2017, ore 20.42, una tale Nicolina D’Alia telefona al fratello Cristian: «Ti volevo chiedere una cosa – gli dice – per il fatto delle votazioni». E lo informa della sua campagna elettorale: «Gliel’ho detto a Tommaso, a sua moglie, hanno detto, “noi glielo diamo il voto, problemi non ne abbiamo”». E ancora: «Gli ho detto vedete che siamo pagati, “ah va bene meglio”». Il fratello lo informa sulle cose da fare: «Ti devi fare lasciare le tessere elettorali… si devono prendere solo il codice che poi loro verificano se hanno votato». Il pagamento sarebbe stato assicurato, così diceva Cristian D’Alia: «Può passare assai assai una settimana, poi gli danno i venticinque euro». E invitava alla riservatezza: «Basta che però, tanto per dire, non si sparge la voce perché sono cose sempre comprate, hai capito?». Nicolina D’Alia aveva già provveduto a prenotare un piccolo pacchetto di voti: quattro. «E sono cento euro», diceva Cristian.




Per il procuratore aggiunto Sergio Demontis e per il sostituto Fabiola Furnari, parole che bastano per contestare a Tamajo e agli interlocutori intercettati il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. La difesa insorge, dopo aver letto le carte depositate dalla procura al tribunale del riesame: «L’unica cosa che emerge con assoluta certezza è che Tamajo non conosce e non ha mai avuto alcun rapporto con i soggetti indicati quali suoi correi – dicono gli avvocati Giovanni Castronovo e Nino Caleca – Dalle poche intercettazioni si desumerebbe solo una fantomatica promessa di 25 euro sbandierata senza alcuna riservatezza in cambio di una decina di voti e che avrebbe dovuto essere onorata solo dopo le elezioni. Ciò appare decisamente poco credibile».

Ma la Finanza ribadisce le accuse. Nel rapporto depositato in procura è scritto: «D’Alia fa intendere la presenza di altri soggetti coinvolti che materialmente verificherebbero tali voti attraverso i codici delle tessere elettorali appartenenti ai votanti comprati». Un altro passaggio: «La compravendita consisterebbe in un esborso di 25 euro per ogni singolo voto; l’elettore infatti dopo aver concesso il proprio codice tessera e dopo aver subito il controllo dell’effettivo voto del candidato, riceverà la somma di denaro pattuita».

La difesa replica: «In quelle carte c’è la prova evidente che Tamajo non ha comprato alcun voto. Siamo certi che il prosieguo delle indagini confermerà l’assoluta linearità della condotta tenuta durante la competizione elettorale».

L’inchiesta è ancora in pieno svolgimento. La procura non scopre le sue carte, fra tanti omissis si parla anche di un imprenditore già indagato per voto di scambio, potrebbe averla organizzata lui la compravendita di voti. Al tribunale del riesame sono state depositate anche le audizioni dei tre componenti di un nucleo familiare. Domanda dei finanzieri a uno dei testimoni: «Nella scelta del candidato al parlamento siciliano

da votare, ha ricevuto indicazioni da suo cognato?». Risposta: «Sì, mi ha dato il volantino elettorale raffigurante Edy Tamajo, riferendomi di votare per lui. Il volantino me l’ha dato due giorni prima del voto». Domanda: «Le ha comunicato le motivazioni per votare il candidato Tamajo?». Risposta: «No, mi ha detto solo di votarlo. La mia compagna, successivamente, mi ha riferito che se avessimo votato Tamajo ci avrebbero paqato 25 euro».

Salvo Palazzolo – La Repubblica Palermo

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