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A Trappeto la mancata Via a Danilo Dolci carica la protesta, ma il sindaco tira fuori le carte

Un articolo su "Antimafia Duemila" getta gli amministratori nell'occhio del ciclone ma il Cosentino attacca e mostra i documenti in suo possesso

Sarà un 28 giugno all’insegna della partecipazione e del ricordo di Danilo Dolci, oppure ci si ritroverà al centro di una protesta per l’assenza di una via intitolata al sociologo triestino nella nuova toponomastica del Comune di Trappeto? La domanda è legittima e prendere ancor più corpo dopo l’articolo a firma di Salvo Vitale sulla rivista “Antimafia Duemila” in cui l’autore annota come il lungomare della cittadina marinara sia stato intitolato a Papa Giovanni Paolo II anziché a Dolci grazie ad un rimescolamento delle carte dell’attuale giunta guidata da Santo Cosentino.

Difficile dire cosa ci si aspetterà nel giorno del 97° compleanno di Danilo, una delle poche certezze è la scarsa chiarezza, un chiaroscuro dove tutto sembra muoversi tra la sottile strumentalizzazione politica e la necessità di una giustizia sommaria e personale, quindi cieca quanto basta per mettere dentro al calderone una protesta figlia di informazioni frammentarie e capziose, sussurrate a mezza voce, lisciando il pelo quanto serve per indirizzare gli eventi, massì ogni tanto si può fare, no?

«Per protestare contro questa assurda decisione giorno 28 giugno sul lungomare di Trappeto si svolgerà una manifestazione, alla quale hanno già dato l’adesione tutte le più importanti associazioni siciliane.» così chiosa nel suo articolo Vitale in merito alle scelte sulla toponomastica. É tuttavia obbligo andare più a fondo, specie sulle motivazioni che hanno portato ad una scelta così apparentemente scriteriata se letta senza nessun elemento aggiuntivo, ecco dunque che altri pezzi si aggiungono al mosaico e danno forma o – per lo meno – conferiscono un peso specifico differente alla vicenda, perché se da un lato la maggioranza trappetese ho pagato l’ormai antica vicinanza agli estremisti locali affidando a Miccichè il compito di filtrare un sangue infetto su cui gravavano diversi dubbi di carattere radicale, è pur vero che appare impensabile la scelta di mettersi di traverso alla grandezza culturale di Danilo Dolci.

Si è davvero alle porte di un nuovo “19 gennaio”? Sembrerebbe di no ed il sindaco trappetese dà voce alle carte in suo possesso mostrando un documento a firma di Daniela Dolci, figlia di Danilo e Presidente dell’associazione “Danilo Dolci – Nuovo Futuro” e di Giuseppe Lombardo, liquidatore del Centro Studi e Iniziative guidato dal “Gandhi di Sicilia”; una lettera datata 13 marzo 2017 in cui, all’attenzione dell’allora sindaco Vitale, si manifestava la volontaria cessione al Comune della strada di accesso al Borgo di Dio e la conseguente richiesta di intitolare l’arteria a Dolci.

Da qui, ovvero dalla volontà di Daniela Dolci, pare sia scaturita la decisione della nuova Commissione Toponomastica di attendere l’iter di acquisizione della strada privata da intestare al sociologo. In questo batti e ribatti a cui Trappeto ci ha abituati sembra difficile trovare una chiara visione delle cose; Cosentino – da par suo – porta agli atti una lettera ricevuta lo scorso 21 giugno a firma del “Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci” in cui non viene fatta nessuna menzione alla protesta citata nell’articolo di Salvo Vitale e punta il dito contro quelle frange della minoranza trappetese che intendono – a suo dire – strumentalizzare il nome di Danilo Dolci per attaccare la sua amministrazione.

Di certo, se non alla frutta, c’è la certezza che si è quantomeno arrivati in prossimità del dessert in quello che pare essere uno scontro senza quartiere, giocato asimmetricamente, cogliendo ogni rimbalzo per indebolirsi a vicenda, spostando lo scontro dove – invero – dovrebbe esserci esclusivamente unità d’intenti, qualcuno sta bluffando e nella ricerca delle verità è bene ritrovarsi nei principi sani della trasparenza.

Qualcuno avrà certo a che dire, i passionari del dietro le quinte, gli amici degli amici che conoscevano gli amici, chi passa il tempo a coltivare l’ossessione, chi appare per diletto e chi inciampa, spesso, per difetto, chi gioca a passarsi lo scettro dell’ultimo esegeta di Danilo, così come chi negli anni lo ha confinato per intenti in un cerchio politico che ne sottrae la grandezza al resto. Dolci e la sua azione sono un patrimonio di incredibile pregio, valori da radicare nella società trappetese e nelle nuove generazioni, dividersi o – peggio – usarlo come digestivo oltre che deplorevole appare vergognoso. “Chi tace è complice” scriveva Danilo sui muri di Palermo, dunque risponda chi puo’: sarà uno scontro sulla toponomastica o un ricordo accorato e sincero? Ci sarà la partecipazione della giunta comunale, rafforzando la propria posizione o ci saranno altre divisioni attorno ad un uomo che ha fatto dell’inclusione parte centrale del suo progetto culturale?

Le dichiarazioni di Santo Cosentino e Salvatore Orlando

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