Cronaca

I paradossi della pandemia: ecco perchè occorre cambiare politiche di vita secondo il prof. Giuseppe Curcurù

I paradossi, non solo italiani, si attivano con precisi meccanismi e specificità territoriali. I problemi e le domande, ancora senza risposta, dovranno essere esitate dai governi, dai cittadini responsabili e seri.

Pubblichiamo l’interessante disamina che il pof. Giuseppe Curcurù fa sui fenomeni sociali scaturiti a seguito della pandemia in un attento distinguo tra società, scienza, memoria a breve termine e paradossi superbamente esposti da Curcurù, che all’impegno politico col Movimento 5 Stelle balestratese unisce l’esperienza di docente di Matematica e Fisica presso il Liceo Scientifico “G. Ferro” di Alcamo, per “Il Tarlo” ha già pubblicato l’invettiva al Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina in difesa degli insegnanti.

Esauritosi l’ottimismo della prima ondata, il canto patriottico da balconi di città e periferie, il desiderio di gridare al mondo Andrà tutto bene, restano solo le ceneri di democrazie allo sbando. Se democrazia è patto sociale, condivisione di una carta di diritti e doveri, allora il suo presupposto è morto. Perchè non siamo pronti per le responsabilità individuali, per una comprensione profonda della nostra natura sociale, per un’idea allargata di mondo e solidarietà tra popoli. Abbiamo nutrito paradossi dal sapore amaro, misuratori di un grave stato di disagio sociale, espressione di un pericoloso individualismo che fa dell’Italia il brutto Paese. Vediamone alcuni.

Paradosso dell’io iperbolico
La pandemia non ha unito nella sostanza, ma ha accentuato la lotta di tutti contro tutti: a) in politica ha fatto emergere la pochezza dei ciarlatani, privi di idee e programmi, che animano le piazze “contro”, violano l’idea di Stato che dovrebbero rappresentare, anche quando regole e decreti non sono condivisi. Ha fatto emergere la cultura degli slogan e dei mantra che diventano veri ripetendoli all’infinito; b) nella società, cosiddetta civile, ha favorito l’emersione di soggetti appena alfabetizzati, che diventano virali per comportamenti bizzarri, eversivi, negazionisti o complottisti. Una revanche sociale sostenuta dai mezzi di comunicazione di massa e dalla mediocrità dilagante.

Paradosso degli esperti
La scienza in conflitto o serva dei poteri. La libertà della scienza sembra fortemente minata. Le sue posizioni rispetto ad un problema non possono essere completamente antitetiche. Le differenze possono riguardare sfumature e proiezioni, basate su modelli spesso fallimentari, ma non su questioni di principio. Così si passa dall’annuncio minimalista della morte clinica del virus alle posizioni allarmiste che preannunciano la possibilità di decine di migliaia di morti. I mezzi di comunicazione di massa, malati di share, hanno amplificato il conflitto tra medici e ricercatori (o presunti tali), creato gli scienziati da salotto e copertina a caccia di facile notorietà. Hanno spesso reso un pessimo e disonesto contributo alla verità. Certamente, hanno creato un disservizio alla “onestà della scienza”.

Paradosso della rimozione
Rimuovere per non sentirsi attaccati dalla gravità del problema. Pensarsi vittime di un complotto globale, ipotizzare scenari morbidi contro l’evidenza, sostenere la tesi di chi ci rassicura che si tratta sempre e comunque di una semplice influenza, pensare che la morte o il fallimento riguardi sempre gli altri e che questi siano sempre affetti da altre patologie, è l’atteggiamento tipico di chi non ha ancora accettato il principio di realtà. Lo fa per paura, per ignoranza, perché incapace di assumersi responsabilità individuali. La discutibile origine del virus non ha nulla a che vedere con la consapevolezza della reale gravità del problema, con la tenuta del nostro sistema sanitario, prossimo al tracollo, con il rispetto dovuto a medici ed infermieri impegnati in prima linea.

Paradosso del superuomo
E’ il momento degli eroi, dei coraggiosi contro l’evidenza. Dall’imprenditore di fede leghista, attratto dal superuomo Salvini, che da poco indossa mascherine di propaganda, al cittadino medio che mette in discussione governi, dati, analisi e che, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha strumenti per   argomentare tesi da bar o piazza. Prevale la contestazione delle misure ristrettive, nessuna autocritica sulle colpe e responsabilità individuali, sulla mancata osservanza del distanziamento.

Paradosso del capitalismo
Il lavoro è sacrosanto, ma occorre stabilire se può esserci lavoro senza salute. In tutte le guerre, e questa lo è, l’economia ha vissuto momenti di declino. Era inevitabile che accadesse. Oltre la legittimità delle richieste di intervento statale a sostegno della crisi, resta un quesito fondamentale: è possibile tutelare contemporaneamente salute e lavoro? E’ ipotizzabile una società capace di mettere in atto sistemi economici che sanno  fronteggiare crisi globali e pandemie? E’ legittimo che il capitalismo si ripensi o è l’unica forma di economia possibile? Qual è il limite tra la ricchezza individuale e quella sociale? E’ umano sostenere modelli di sanità privati, come quelli americani, non accessibili da tutti? Deve essere garantito il diritto alla salute o diventare merce che obbedisce alle regole di mercato? Quesiti su cui bisogna cominciare a riflettere sin da ora.

I paradossi, non solo italiani, si attivano con precisi meccanismi e specificità territoriali. I problemi e le domande, ancora senza risposta, dovranno essere esitate dai governi, dai cittadini responsabili e seri. Questa pandemia, che sta mettendo a dura prova la salute, il benessere economico, il tessuto sociale, i comportamenti sociali, usi, costumi, abitudini, nervi, salute mentale, che ci sta rubando quasi due anni della nostra vita, finirà. Ma, se non saremo capaci di cambiare politiche di vita, non sarà servita a nulla. Una guerra impone trattati di pace, nuove pianificazioni, un nuovo ordine mondiale. Anche questa. Intanto, mentre si consuma anche questa stagione delle nostre vite, non resta che augurarsi un io speriamo che me la cavo!

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