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Il solito sfacelo senza fine. Così muore il fiume Nocella nella giornata mondiale per l’ambiente

Due intensi sversamenti di natura fognaria in meno di una settimana fanno della baia di San Cataldo un affresco della vergogna e dell'impunità. L'impegno dei sindaci di Trappeto e Terrasini: "Denunceremo l'accaduto alla Procura della Repubblica"



Ci sono storie che non fa mai bene raccontare, sono storie fatte di impunità e di sopruso, odorano di vigliaccheria e si nascondono nelle risacche di onde nere e maleodoranti. Ci sono storie che da anni appartengono alla parte occidentale di una provincia – quella palermitana – da sempre abituata ad una visione rovesciata delle cose. Capita, dunque. Capita che al confine tra i comuni di Trappeto e Terrasini si assista inermi ad un abuso costante del territorio, alla mortificazione delle speci e degli equilibri fluviali così come di quelli marini, capita di assiste ad un continuo attentato alla salute pubblica che non puo’ definirsi in altro modo se non col nome che davvero merita: devastazione.

Questa è la storia del fiume Nocella e della baia di San Cataldo, il primo è un’idea di legalità liquida, un anelito di giustizia fatto d’acqua putrida che scorre in un fondo color catrame, il secondo – invece – è un luogo dove al creatore è scappata la mano tanto riesce a distinguersi per bellezza e ricchezza di particolari, ma la baia San Cataldo ha anche un’idole capziosa, che trae in inganno chi la vive: è una donna rotonda che richiama un quadro di Botero ma al contempo ammorba l’aria con i suoi odori acidi, che hanno tutto il sapore della vigliaccheria di chi l’avvelena.

Siamo qui dunque a raccontare di una storia conosciuta: due sversamenti nel giro di una settimana, complici le piogge, una o più mani a dare il via libera a reflui urbani che puntualmente finiscono in mare, in quel mare che fa del Golfo di Castellammare uno dei luoghi più visitati dal turismo internazionale in Sicilia, in quel mare che dovrebbe essere fonte di vita e ricchezza per chi investe sul turismo e per i tanti pescatori della costa.

Nulla è cambiato sul fronte occidentale dell’illegalità nonostante l’impgno costante, coraggioso ed essenziale di gente come Nino Amato e Gino Scasso, malgrado le denunce di Pino Maniaci e di Tele Jato, nonostante l’attività coriacea dell’associazione “San Cataldo Baia della Legalità”, nulla è cambiato perchè stiamo qui a scrivere di una storia sbagliata che rinnofa la sua liturgia balorda nel giorno in cui il mondo ricorda l’importanza di preservare l’ambiente.

Non c’è più tempo da poter concedere all’attesa o ad una improbabile presa di coscienza di chi abbandona l’attitudine criminale a favore di una redenzione morale, ancora una volta abbiamo documentato l’indicibile scempio che da troppo tempo va in scena alla foce del Nocella, lo abbiamo fatto con la costanza di sempre, facendo fede all’impegno verso un territorio splendido che subisce le ferite di chi lo avvelena e le parole a doppiotaglio di chi ne ha fatto facile terreno elettorale in tutto questo tempo. Un tempo astruso, un tempo afasico, anodino, un tempo morto al pari di quel fiume a cui basterebbe poco per poterne celebrare la rinascita.

Arrivano le denunce e gli impegni dei sindaci di Trappeto e Terrasini, terminal – e di fatto paesi danneggiati – di una follia che si rinnova di industria ad ente locale e che troppo spesso è giustificata come quasi necessaria. Santo Cosentino e Giosuè Maniaci uniti in una battaglia che non deve conoscere fronti separati: “Allamato da quanto documentato da “Il Tarlo” – fanno sapere da Trappeto – il sindaco Cosentino ha chiesto un’operazione di prelievo congiunta in diversi punti tra il fiume Nocella ed il Torrente Puddastri condotta dai vigli urbani di Trappeto e Partinico. Attendiamo l’esisto dei prelievi ma non ci fermiamo, è già pronta una denuncia alla Procura della Repubblica che il sindaco di Trappeto presenterà insieme al primo cittadino di Terrasini per far chiarezza sulla natura degli ultimi scarichi”.

Dello stesso avviso è il primo cittadino di Terrasini Maniaci: “Sappiamo tutti che buona parte della responsabilità degli scarichi fognari sul Nocella è del depuratore di Partinico che non funziona correttamente nonostante le nostre rischiede di adeguare l’impianto al trattamento delle acque, l’incontro e la collaborazione col sindaco Cosentino di Trappeto è resa necessaria dal bisogno di riformulare una nuova denuncia a firma dei nostri comuni, questa situazione è inaccettabile e metteremo in campo ogni azione a nostra disposizione – conclude Maniaci – Terrasini e Trappeto sono i paesi che subiscono un grande danno ambientale a discapito delle loro comunità”.

Dure le parole degli attivisti di “San Cataldo Baia della Legalità” che lanciano un messaggio al ministero dell’ambiente Sergio Costa: “Questa Giornata Mondiale per l’ambiente, a 48 anni dalla Dichiarazione di Stoccolma, con il 2020 dedicato dall’Onu alla biodiversità, Noi Siciliani, la festeggiamo con un grave crimine contro l’ambiente, dove durante un immissione di fanghi fognari nella rete fluviale del Nocella, proprio quella fragile biodiversità, che da anni noi cerchiamo di tutelare e che oggi viene messa al centro dell’attenzione, viene spazzata via. Atto reso ancor più grave perché ripetuto nel tempo, senza che vengano riconosciute le fonti di responsabilità.”

Quale che sia il futuro del fiume Nocella e della Baia di San Cataldo l’unica certezza appare quella dell’impunità in una dimensione dove la denuncia, la documentazione, la presenza continua di un presidio di legalità appare spigolosa, desta ruggini antipatiche in chi da sempre convive con l’immobilismo della politica, far si che non scenda il sole su una terra che per troppi anni è stata terra di nessuno è essenziale, tornare a riprendere contatto con San Cataldo è forse un primo passo per liberarsi dal dogma dell’indifferenza. Il 5 giugno 2020 un grave abenuso si è consumato tra i comuni di Trappeto e Partinico, nessuno si senta escluso da questo ennesimo sfacelo senza fine.

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