Storie e UominiTrappeto

L’ultimo abbraccio al sindaco del mare ed il “grazie” di Angela, figlia di Pino Vitale, a tutta Trappeto

Con una lettera toccante la figlia dell'ex sindaco offre un immagine intima del padre e ringrazia i trappetesi per il trasporto e l'affetto con cui hanno salutato Pino


Potremmo raccontarvi dell’ultimo saluto a Pino Vitale in molti modi, parlando dell’omaggio al mare inscenato dai pescatori o della folla – assai attenta ai di stanziamenti – lungo il percorso del corteo funebre, potremmo descrivere la gente composta e rispettosa fuori dalla chiesa ad attendere Pino prima dell’ultimo saluto così come della fascia tricolore che simbolicamente Santo Cosentino ha riposto sulla bara del suo predecessore ponendo così fine ad una stagione assai travagliata e controversa della politica trappetese.

Vogliamo invece condividere le parole di Angela, figlia di Giuseppe Vitale, che oltre a ringraziare la gente di Trappeto ha tracciato un profilo intimo e dunque intenso del padre, un uomo che ha saputo rappresentare l’indole semplice della gente di Trappeto, protagonista di un riscatto sociale che ha portato la classe operaia in paradiso esorcizzando, con la sua elezione, quel demone del tutto nostrano che per lungo tempo ha imposto caste, nonsensi dinastici e tribù di appartenenza. Di seguito il ricordo di Angela Vitale.

“In questo momento di dolore profondo, in cui mi sento le ossa rotte, il cuore ridotto a brandelli e la vita frantumata, non trovo le parole giuste per scrivere di mio padre perché non ho mai immaginato un solo istante di poter vivere la mia vita senza di lui.

Ho pregato tanto e tanti, si sono uniti alla preghiera; pensavo che fosse una di quelle battaglie da cui saremmo usciti illesi, da cui ci saremmo ripresi senza dover mai cedere il passo a qualcos’altro e l’ho creduto fino alla fine.

Chi fosse mio padre non sta a me dirlo ma, lo ha espresso il cuore della sua gente, di quella Trappeto che ha amato fin da bambino e che ieri, proprio come avrebbe voluto lui, nel giorno in cui le distanze si sono allentate, ha anche abbattuto dei muri invalicabili, non guardando ai colori, alle fazioni, agli status sociali o ai vecchi risentimenti.

Tutto è ritornato al Suo posto; la Sua Trappeto, i suoi amici, i suoi colleghi, i suoi compagni di lotta, di avventura e di contrasto, dopo un periodo di sofferenza e di quarantena si sono uniti in un momento di dolore che è quasi sembrato una “Festa” . Avrei voluto imparare ancora tanto da mio padre, da quell’uomo di mare, figlio del popolo, capace di unire, di dare il giusto peso alle parole, di non serbare rancore o risentimento, incapace di odiare o di ferire volutamente.

Avrei voluto imparare da mio padre come si fa ad essere figli del popolo, a salutare tutti senza ipocrisie o falsità e a pensare agli altri anche nei momenti più bui della vita. Porto, come mi ha detto qualcuno, l’eredità di un cognome imponente, che spero di poter onorare seppur con la consapevolezza che “Pino”, mio padre, era un uomo buono , un galantuomo, uno di quelli che sono nati sotto la luce buona delle stelle.

Un uomo delle Istituzioni mai troppo istituzionale perché lui amava definirsi “figlio del mare”, figlio di Faro e Angela, fattosi da solo. Io, a nome di tutta la mia famiglia vorrei ringraziare tutti indistintamente perché anche nella dipartita e nell’ultimo saluto, mio padre ha saputo unire tutti come ha sempre fatto durante questo breve viaggio terreno.”

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