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Manifesto di Natale a Balestrate. L’attore Paride Banassai interviene sul latinismo incriminato

Il consulente di Rizzo espone un corposo intervento sul "Natis die" denunciato da Giuseppe Curcurù e porta a difesa il contributo del prof. Gianni Nanfa



L’attore palerminato Paride Benassai, consulente del primo cittadino di Balestrate Vito Rizzo in ambito artistico-culturale, interviene all’interno dei nostri canali sulla polemica dei giorni scorsi a seguito di un considerazione del consigliere Giuseppe Curcurà secondo cui la frase “Natis die” presente sul manifesto delle attività natalizie 2019 è una gaffe bella e buona. Per il consigliere del Movimento 5 stelle la traduzione del termine “Natis” sta a significare “Natiche”, diversa è la versione di Benassai che scrive a “Il Tarlo” spiegando tutto.

«Gentilissima testata giornalistica, ho sentito e leggo livori e imprecisazioni a proposito di “Natis die” la manifestazione che sta per iniziare a Balestrate e mi fa piacere provare a spiegare. Natis nella sua forma neutra dal sostantivo natum nati, seconda declinazione, è il dativo o abblativo plurale, che in quest’ ultimo caso si traduce in “ai nati”. Natis è però anche ablativo plurale maschile la traduzione é “ai figli”, Importante: il vocabolo natus nati in tutte le sue declinazioni maschile, femminile, neutro si traduce sempre in “figlio/figlia” oppure: “nato”, “di natura tale da”, “dell’età di”

Attenzione: soltanto Natis natis, nella terza declinazione femminile singolare si traduce in Natica.Comunque per concludere: Natis=Nasce. È verbo regolare forma deponente la sua traduzione è “Nasci”. Scusate la lungaggine, ma necessaria la spiegazione. Natis die, per me, è soltanto una corretta licenza poetica dal latino, che potrebbe tradursi liberamente in “Ai nati il giorno” o in “Ai figli il giorno” , una dedica insomma ai nostri figli, ai figli dei nostri figli e a Cristo che nacque in questo giorno.».

Benassai inoltre allega un parere dell’attore e cabarettista Gianni Nanfa, ex professore di Latino e Greco che sarà ospite da Balestrate: “Mi sembra una polemica sterile – scrive Nanfa – perché l’espressione natis die è di impatto. Il fatto che susciti tanto interesse è positivo. Da docente in pensione leggo natis come dativo di fine o di vantaggio e la frase assume un significato intrigante: per tutti i nati in quel giorno. A conferma che i nati si identificano con Cristo. Diventa ancora più particolare se natis sono anche i migranti. A chi, per fare la battutaccia, traduce “nel giorno della natica” ricordo che è un termine poco noto ai più, che i romani usavano al plurale e che al singolare si trova solo nelle Satire di Orazio.»

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