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Mi chiamo Stefania, sono trappetese e sto lottando contro il coronavirus. Il racconto coraggioso di una giovane Oss residente a Milano”

Il coraggio di una giovane Operatrice Socio Sanitaria di Trappeto di stanza a Milano risultata positiva al Coronavirus. Un racconto lucido ed autentico di quanto il virus sia un nemico vigliacco, che non fa sconti a nessuno.


Quando osservi gli occhi di qualcuno in preda ad una crisi respiratoria hai l’impressione di vedere cento milioni di esplosioni dentro il suo corpo. Gli spasmi cominciano ad essere violenti così come anche il respiro che non è più respiro ma disperato bisogno di mordere l’aria, ovunque essa sia. Avverti una sensazione di blocco, uno stallo ipotetico tra la vittima e la sua crisi e non c’è compromesso, nessuna terra di mezzo in cui trovare riparo, i lamenti d’aiuto scivolano verso un torpore diffuso mentre lo sguardo diventa assente, confuso in un fiato che non vuole tornare. Abbiamo parlato con Stefania, una giovane operatrice Socio Sanitaria di Trappeto che lavora a Milano, Stefania ha scoperto di essere positiva al Coronavirus dopo un’escalation di sintomi che in poco tempo l’hanno costretta ad una terapia severa. Il coraggio delle sue parole rappresenta una testimonianza autentica di cui va fatto tesoro e da cui non potevamo sottrarci di raccontare.

 Stefania, abbiamo deciso di fare questa chiacchierata in forma scritta perchè le tue condizioni attuali ti impediscono di parlare, ci hai detto di volerla fare affinchè la gente capisca che il Coronavirus è una cosa estremamente seria, che non guarda in faccia nessuno. Vuoi raccontarci come sono arrivati i sintomi, qual’è il tuo stato di salute e come cerchi di alleviare i problemi di respirazione?

“Sono un OSS operatore socio sanitario, lavoro in una Residenza Sanitaria Assistenziale a Milano. Ho iniziato ad avere i primi sintomi il 18 sera con brividi. Fino al 18 avevo lavorato nel turno e stavo benissimo, la sera brividi, la notte febbre a 40, il giorno successivo ancora febbre alta e anche tosse, una tosse paurosa, che non ti lascia respirare. Poi ancora altri sintomi: dolori articolari in tutto il corpo, una nausea assurda, mal di gola, inappetenza, non senti più nessun odore né sapore, non come quando si è raffreddati, no! Non senti proprio niente, sembra che il tuo naso non funzioni proprio più, non senti neanche l’odore del profumo più forte che possa spruzzare. Il sintomo più brutto sono le crisi respiratorie, né ho avute 3 una sera una dopo l’altra, sono riuscita a chiamare il 112. Sono venuti presto ma mi è sembrato interminabile, non riuscivo a respirare, non entrava più aria né dal torace né dalla gola, ti senti sprofondare, soffocare, ti senti impotente, ti senti morire. Ho veramente avuto paura di morire, ho pianto ho cercato di rimanere cosciente fino alla fine perché mi trovavo in casa da sola e dovevo aprire ai soccorsi, non riuscivo ad alzarmi perché oltre che a non respirare ad un punto senti di perdere i sensi. Vedi tutto offuscato, ti gira la testa all’impazzata, trascinandomi a terra sono riuscita ad aprire la porta e finalmente sentivo le sirene in lontananza, credevo di non farcela.”

Quando hai saputo di essere positiva al coronavirus cosa hai provato? Quali sono stati i tuoi primi pensieri?

“L’ho subito immaginato perché i sintomi erano tutto quelli del covid19, ne ero certa, e l’ho capito anche quando oltre a fare radiografia, ho fatto una tac dove mi è stato chiesto di trattenere il respiro io più 2 secondi, non riuscivo a trattenerlo e non è da me. Ho subito capito che si trattava di lui. Mi sono scoraggiata. Ho pianto e piango da quel giorno. Ho paura tanta, perché nonostante la terapia non vedo ancora nessun miglioramento. So che ce la farò, però la paura c’è, mi scoraggia non vedere ancora miglioramenti.”

Stai facendo una terapia a casa o ti hanno ricoverata? Qual è la cura che stai che stai seguendo?

“Adesso sono ricoverata nella struttura dove lavoro, in isolamento ovviamente, almeno quì ci sono medici infermieri e i mezzi x l’ossigenoterapia. Stò prendendo antibiotico, un farmaco x l’artrite reumatoide di cui si è sentito parlare, gocce x la tosse, fermenti lattici, Tachipirina ed altra roba.”

La nostra chiacchierata si ferma per qualche minuto, nessuna risposta arriva alle mie domande, temo che in qualche modo possa esserci stato un ripensamento in un atto di comprensibile preservazione: “Eccomi, ho avuto un’altra piccola crisi” dice Stefania in un alternarsi di scuse e dolcezza quasi come a sentirsi in colpa per il tempo trascorso in attesa delle sue risposte. Qual è la lentezza di un secondo quando l’aria scappa via dai tuoi polmoni, quanti pensieri scorrono sui binari di un ottovolante che non ha un percorso? Cos’è il tempo dentro un corpo spastico che non sa più respirare? “Non devi scusarti Stefania, non puoi scusarti del tuo coraggio e della tua forza, hai il dovere di resistere.” mi ripeto prima di riprendere.

Il tuo è un grande gesto, perchè nonostante i problemi della malattia hai voluto condividerla, eppure c’è tanta gente – soprattutto in Sicilia – che prende ancora sottogamba il Coronavirus, cosa vorresti dirgli?

“Che non si scherza, voglio continuare a dire di restare a casa, e prendere tutte le precauzioni che ormai si sanno.  questo virus non guarda in faccia nessuno, non guarda età, non guarda sesso e non guarda se hai malattie pregresse. Siamo tutti possibili contagiati, ripeto io ho 30 anni e sono sana, eppure eccomi quì purtroppo. Ci vuole un attimo a prenderlo e la strada per la guarigione è molto dura e lunga.”

Questa domanda è antipatica. Sai che leggendo la tua testimonianza la gente prenderà maggiore coscienza ma al contempo inizierà a chiedersi quand’è stata l’ultima volta che sei stata nel tuo paese, vuoi parlarne o preferisci lasciar stare l’argomento?

“Non vengo da diversi mesi nel mio paese, quindi non c’è assolutamente nessun rischio.”

Le tue parole fino ad ora sono state molto forti, hanno descritto a pieno la devastazione che il coronavirus può infliggere ad un corpo giovane come il tuo. Il pensiero va subito alla tua famiglia in Sicilia, ai tuoi genitori, a tua sorella, come stanno?

“I miei ovviamente sono molto preoccupati, mi fanno spessissimo video-chiamate x vedermi ma mi lasciano anche tranquilla quando dico che non mi va e che voglio riposare. Quando ho avuto le crisi respiratorie ero al telefono con loro e li ho sentiti tutti piangere, hanno iniziato a chiamare l’ambulanza da lì. Ovviamente mi incoraggiano mi dicono di dare il tempo alla terapia di fare effetto, cercano di tirarmi su e mi stanno molto vicino.”

Perchè hai sentito l’esigenza di raccontare il tuo calvario?

“Perché ancora purtroppo vedo gente che esce anche più volte al giorno. Non è un gioco, non è uno scherzo, è un virus mortale, non solo per gli anziani e non è una semplice influenza. Dipende in che modo ti viene, potresti anche essere asintomatico, oppure avere solo alcuni sintomi che ho io, potrebbe venire anche in modo un po’ più leggero, a me purtroppo mi si è presentato così, con tutti i sintomi, adesso non mi resta che continuare a lottare e credetemi si sta male! La battaglia è dura e io sono molto stanca e debilitata, ma non vedo l’ora che tutto questo finisca, non vedo l’ora di guarire e di tornare al mio lavoro! C’è troppo bisogno in questo momento ed io sento l’esigenza di tornare il prima possibile! Appena tutto questo finirà a casa, a Trappeto è sarà grande festa!”

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