PartinicoStorie e Uomini

Nel segno di Salvatore Giuliano. La storia di Corrado che a Partinico vive in suo eterno dopoguerra

Un affresco di Sergio Bonnì descrive Corrado Tarantola, caratteristico personaggio partinicese cresciuto nel mito del bandito di Montelepre


“C’è un’umanità nascosta che molti hanno paura di scoprire perché si tratta di persone “diverse” da noi, che hanno fatto determinate scelte nella vita o perché condizionati da altri, che si ritrovano ai margini della società per svariati motivi: disabilità fisica, povertà, infermità mentale, svantaggi socio-culturali”.

Corrado è un omino dall’età indecifrabile, ma di anni ne ha appena 43, partinicese, vive la sua condizione e la sua quotidianità lontano da quel mondo da noi definito “reale”. Vive fuori dalle etichette, ma dentro la sua condizione ci sta bene, è il suo mondo. Corrado è rimasto orfano di padre quando aveva 3 mesi. La mamma si è rifatta una vita quando lui aveva 4 anni e fino a 20 ha vissuto a San Giuseppe Jato, cresciuto da uno zio e dai nonni. Questo in Corrado è stato determinante e ha condizionato tutto il suo percorso psicologico e di crescita.

Lo incontro “’o Burdillicchiu”, gli offro il caffè. Mi fermo qualche minuto ad ascoltarlo. Mi piace il suo modo di interloquire, le sue esternazioni in siciliano arcaico (l’unica lingua che conosce). Usa frasi brevi e dal tono deciso. Mi dice che qualcuno lo deride perché lo ritiene strano, ma per lui non è un problema. Egli non ha mai riso di loro definendoli tutti uguali. Il suo nome è Corrado Tarantola, ma tutti in paese lo conoscono come “Currau”. E’ conosciuto da tutti e non potrebbe essere diversamente visto il suo modo unico di vestirsi. Vive da solo e abita in alloggi di fortuna che qualche benefattore gli mette a disposizione.

Alcolista dal 1995 al 2006, è riuscito, grazie all’aiuto di una comunità e di Padre Salvatore Salvia ad uscirne fuori, dopo essere stato ospitato per un mese in un centro di recupero. E’ cresciuto con il mito di Salvatore Giuliano, il bandito di Montelepre che fece storia negli anni ’50. Il nonno paterno, suo modello ed educatore, vissuto in quel tragico periodo, “campava” la propria famiglia raccogliendo erbe nelle montagne del monteleprino (che rivendeva per pochi spiccioli), regno della banda di Giuliano che gli dava il permesso di muoversi liberamene in quei posti.

Il nonno raccontava a Corrado che spesso il bandito, conoscendone le difficoltà economiche, gli faceva dono di denaro e alimenti che servivano a sfamare la sua misera famiglia. Corrado non si è mai documentato e non ha mai letto libri che ufficialmente riportano la storia del banditismo e del separatismo in Sicilia, anche perché i limiti culturali non gli consentono di farlo, ma egli si fida esclusivamente dei “cunti” del nonno o di qualche altro anziano che ha vissuto quel periodo di cui tanti in quel tempo inneggiavano al “separatismo” che definivano Salvatore Giuliano una sorta di Robin Hood locale.

Corrado lo si incontra spesso in giro, abbigliato come il classico “bandito siciliano” degli anni ’50, con la bicicletta in sostituzione del suo irrealizzato sogno di avere come mezzo di trasporto il cavallo, che non può possedere, né per le sue difficoltà economiche né per motivi di natura logistica. Il manubrio della sua bici mette sempre in bella mostra, destinandole al vento, due bandierine: quella a stelle e strisce americana (ancora ritenuta da molti la vera patria) e quella dai colori giallo-rossi della Sicilia, simbolo del Separatismo. Si veste allo stesso modo da più di trent’anni, arricchendo nel tempo il suo abbigliamento di vari accessori dei primi del dopoguerra e rifiutando qualsiasi moda di un giovane della sua età.

E’ un personaggio vero, sano, genuino, candido. Non è un esibizionista, non si spiegherebbe diversamente. Egli veste sempre con il tipico impermeabile bianco indossato e fatto conoscere al grande pubblico grazie al film di Franco Rosi del ’60 “Salvatore Giuliano”. Il classico pantalone che i siciliani indossavano negli ’50 cinturato con una fibbia che indossava il bandito (di sicuro una imitazione anche se egli asserisce che trattasi di un originale), gli immancabili stivali e coppola e, la borraccia dell’acqua che serviva ai banditi che vivevano “canziati” in montagna per dissetarsi, il classico anello posto sull’anulare della mano sinistra, l’immancabile orologio da polso, il fucile a tracolla e la pistola al fianco (ovviamente armi giocattolo).

Lo zaino, “u tascappanu”, all’interno del quale tiene un binocolo, attrezzo indispensabile per la banda Giuliano, per controllare a distanza i movimenti dei carabinieri, ed inoltre una carta geografica della zona del partinicese. Anche la sua alimentazione è quella genuina di un tempo. Predilige pane ed olive alla pizza, o pane e cacio alle diffuse merendine della grande distribuzione. Rifiuta ogni genere di tecnologia, limitandosi a seguire in televisione, films di antica data, western e ovviamente su tutto, i due film di Salvatore Giuliano, in particolar modo quello di Michael Cimino “Il Siciliano”, perché la figura del bandito viene mitizzata dal regista americano. Continua a preferire la compagnia di anziani, affascinato dal sentire fatti, racconti e personaggi dei tempi andati. Mi racconta che la sua vita affettiva è stata turbata anche dal fatto di aver conosciuto una ragazza di Parma della quale si era innamorato e alla quale egli voleva imporre una quotidianità non adatta ad una ragazza di oggi.

Voleva che non si truccasse, che portasse abiti lunghi e che si limitasse a condurre una vita come la classica donna che non esiste più. Ovviamente il rapporto fallì. Corrado “campa” grazie ad una piccola pensione ottenuta dopo un brutto incidente avvenuto nel ’99 in cui fu investito da un’auto. Chiari sono i segni riportati dopo quell’incidente: una vistosa cicatrice vicino l’occhio destro, ed una gamba non del tutto guarita. Lo si incontra davanti un supermercato dove qualche cliente in cambio dell’aiuto da egli fornito, portando loro i sacchetti della spesa in macchina, gli da qualche spicciolo che “Corrado” accetta con educazione e discrezione ricambiando con un “baciamu le mani”. “Corrado” è vero. Rispetta tutte le tradizioni di quella Sicilia di un tempo. Come si può notare anche dalle foto e come si faceva un tempo, quando viene a mancare un parente o una persona a lui particolarmente cara, porta una fascia nera al braccio sinistro in segno di lutto. Non è mai stato in una discoteca e come detto precedentemente, rinunzia ad ogni forma di modernità. Volete che un personaggio del genere non meritasse attenzione?

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