Liccate a Sarda

Nostra Signora dell’ipocrisia. Sul corteo antifascista e sull’imbarazzo di una politica che non sa scusarsi

Quale che sia la parabola della trasgressione di Santo Cosentino e Rosita Orlando, questa poteva raccontare il lieto fine di due amministratori distratti e ravveduti, pronti ad assumersi il rischio del pentimento, così - purtroppo - non è stato.


In molti si saranno certamente chiesti il perché di questo silenzio dopo la manifestazione “Io mi indigno! – Donne e uomini in cammino contro ogni fascismo”, un evento che ha dato dignità alle tante coscienze critiche del paese di Trappeto che – complice la “mala tempora” di una certa subdola censura porta a porta – avevano accantonato le parole e pensieri contrari nei confronti dell’establishment cittadino. Qualcuno ha parlato di trionfo, altri di “ridicolo raduno di comunisti”, altri ancora hanno azzardato il paragone, assai infelice tra l’altro, con l’evento che ha scatenato il tumulto silenzioso del 19 gennaio 2020 dicendo che i trappetesi presenti al corteo antifascista erano molti meno rispetto a quelli allettati dai dolciumi forzanovisti, ma seppure la diatriba sui numeri e sulla reale presenza degli autoctoni ha solleticato il mio interesse, ho scelto la strada che un saggio mi ha indicato poco dopo la fine della manifestazione, dunque ho atteso che tutto si sedimentasse sperando di ottenere una visuale nitida adesso che finanche le particelle più sottili di quella deflagrazione stanno raggiungendo terra.

E’ stata una bella giornata di democrazia a cui gli amministratori hanno preso parte non senza l’imbarazzo di chi – improvvisamente – si sente estraneo in casa propria, a tal proposito ho letto le farneticazioni di taluni che in un certo qual senso delegittimano l’importanza del corteo con un opinabile “Trappeto è un paese principalmente di destra”, un ragionamento che non fa una piena dinanzi agli ultimi risultati elettorali ma che diventa pericoloso e subdolamente anfibio se imprestato ad alibi per chi non ha saputo chiedere scusa scegliendo piuttosto dichiarazioni ordinarie e di facciata.

Faccio riferimento ad un’intervista raccolta da Tele Jato in cui qualcuno – accompagnato dall’imbarazzo tipico di chi non ha studiato il giorno prima – ha preferito fare una netta distinzione tra le due manifestazioni, un po’ come a voler rassicurare che non è successo niente di grave, nulla per cui valga la pena indignarsi. Ho sentito più volte quelle parole stanche e traballanti, rette in piedi più la benevolenza della gravità che non per l’autorevolezza di un pensiero ed ho pescato tra i versi di Francesco Guccini l’immagine giusta, quella che si fa scorgere ma non si lascia afferrare: “E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell’Ipocrisia. Perché una mano lavasse l’altra, tutti colpevoli e così sia”.

Che siano stati dieci, cento o mille poco importa, che la percentuale di trappetesi presenti al corteo fosse inferiore a quelle che potevano essere le aspettative è un fatto su cui occorre riflettere e che non bisogna giustificare con la favoletta del “paese di destra”, domenica non mi è parso di intravedere la tunica di don Camillo e nemmeno i baffi di Peppone, piuttosto ho percepito l’immane sacrificio, lo sforzo a denti stretti e silenzioso di chi doveva esserci per porre fine ad una questione.

Quale che sia la parabola della trasgressione di Santo Cosentino e Rosita Orlando, questa poteva raccontare il lieto fine di due amministratori distratti e ravveduti, pronti ad assumersi il rischio del pentimento, così non è andata e fatta eccezione per una sequela interminabile di “Noi siamo qui tutti contro al fascismo” nessuno pare abbia percepito sincero rammarico da quelle voci senza tono che ben spiegano come nel vuoto non esista diffusione di suono. Pare che nel vuoto esista solo il silenzio assoluto, e così sia.

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