Storie e UominiTrappeto

Quando Trappeto era la Cefalù del golfo, una foto racconta la bellezza scomparsa dello “Scaro”

In uno scatto di Filippo Bologna rivivono i fasti di un paese che negli anni '70 e '80 diventò riferimento per tutta la provincia di Palermo


Dovessimo raccontare ciò che è stata Trappeto a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 dello scorso secolo avremmo – probabilmente – tanta aneddotica da sciorinare. Il borgo marinaro deve a quel decennio il suo periodo di maggiore benessere e splendore turistico, basti pensare che buona parte della cosiddetta “Palermo bene” investì sulla cittadina portando – udite udite – gente del calibro di Franco Franchi a passare le vacanze tra il centro abitato e la Ciammarita. Ma l’elenco potrebbe essere ancora più corposo, dalla Trappeto scelta come set cinematografico da Damiani ne “La moglie più bella” a quella fatta di ragazzi – in larga parte scandinavi – che scendevano al Borgo di Dio per scoprire la bellezza i luoghi ancora incontaminati come la “Praiuledda” sotto il lungomare e il suggestivo “Scaro” che riemerge oggi in una foto dell’epoca scattata da Filippo Bologna.

Più che uno scatto dell’epoca sarebbe meglio parlare di uno scatto dell’epica, cioè di quel periodo in cui Trappeto iniziava a far far parlare di se grazie alla bellezza quasi fiabesca dei suoi luoghi e al suo caratteristico – unico nel circondario – centro storico fatto di piccole case e budella che si attorcigliano a strapiombo sul mare.

Vedere oggi questo scatto richiamerà alla memoria di tanti una gioventù passata – come direbbe De Andrè – all’ombra dell’ultimo sole, tra avventure da spiaggia e voglia di lasciarsi contaminare in un epoca in cui la teoria del villaggio globale era ancora materia astrusa e dove la vita correva a ritmi meno incalzanti, niente social, niente prenotazioni con un click o ispezioni satellitari affidate a Google Maps.

Agli occhi dei più giovani, invece, questo affresco denso di colori si impresta a tante domande, specie su quelle che sono state le occasioni mancate di Trappeto, al perchè di una cementificazione che di li a poco sarebbe arrivata nel nome di un progresso (quello del porto turistico) ingannevole tanto quanto superfluo. Trappeto un po’ come Cefalù, cartolina ideale di un luogo antico e vergine. Perchè non ritornare a questa idea di sviluppo? Perchè non differenziarsi all’interno di uno scenario locale ormai eccessivamente competitivo dal punto di vista dell’offerta turistica? Perchè non riportare la gente a vivere luoghi che hanno suoni solo dentro ad una foto? Questa, forse e senza pretese, potrebbe essere la vera scommessa.

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