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Trappeto 2022. Più che un’alternativa a Cosentino si prospetta un’armata Brancaleone assetata di vendetta

«Branca Branca Branca, Leon Leon Leon!». Anche se molti di voi ancora non la sentono, è questa la marcia che da qualche settimana risuona a Trappeto.

«Branca Branca Branca, Leon Leon Leon!». Anche se molti di voi ancora non la sentono, è questa la marcia che da qualche settimana risuona a Trappeto.

Assestamenti pre-elettorali, ammucchiata mista, tutta intera, senza sconti tra trombati e consiglieri in minoranza, delusi e sempreverdi, volponi e mazzieri dall’occhio vitrio assorti nel rituale sacro e lisergico di esserci e di farlo con diritto di incisione.

Di idee comuni ben poche, di idee per il bene comune assai meno; e per quanto gli affabulatori del complottismo avranno a sospettare di un’accordo intestino tra Cosentino e “Il Tarlo”, poco abbiamo da imprestare alle dicerie, ben più carne al fuoco – di contro – potremmo mettere sulle reali intenzioni di un mucchio selvaggio che pare avere odio e risentimento come unico filo conduttore tra le parti, risentimento verso chi ha vinto nel 2017, odio – a tratti anche viscerale – alimentato da antichi tradimenti e scelte politiche giunte ad un bivio da cui qualcuno ha preferito tornare indietro, forse perchè impaurito e insoddisfatto.

Abbiamo dunque deciso di alimentare le vostre grigliate (rigorosamente in solitaria, auspichiamo!) portando alla ribalta ciò di cui siamo a conoscenza, certi che occorra far chiarezza e che la famosa “alternativa” debba essere alimentata da idee e virtuosismi piuttosto che dalla voglia personale di rifarsi o – ancor peggio – dalla sete di vendetta.

Così tutti pronti, a parole, a mettere da parte i propri reflussi d’acidità e le guerre sante per la latrina condotte in anni di maldicenze (politiche, s’intende) e rancori improvvisamente cassabili per uno scopo condiviso: lavar via l’offesa della sconfitta. «Longo lo cammino ma grande la meta. Contro il saracino seguiamo il profeta. Vade retro Satàn. Vade retro Satàn».

Un nemico comune – è cosa risaputa da sempre – unisce anche i peggiori antagonisti, ma la voglia di vincere senza consapevolezza del fare non puo’ che portare al vuoto cosmico, a coalizioni messe in piedi con la colla liquida per bambini, poltriglia politica messa lì ad accampare un programma per cui il Porto, il Borgo di Dio e l’eredità di Danilo Dolci, lo Sviluppo turistico e tanta, troppa, altra roba “pronto uso” che da decenni campeggia sui buoni propositi elettorali di tutti i candidati.

Il nome ci sarebbe, almeno da una parte della barricata, altri in questi giorni hanno tentato approcci nemmeno tanto timidi al grido di “scurdammoce o passato”: roba per stomaci forti, da bollino rosso, carezze e occhi dolci che mai ci si aspetterebbe pur di esserci, pur di vincere o – nel caso di certa noblesse ormai in decadenza – di aver ruoli decisivi, dunque peso, dunque profitto di rappresentanza.

Cosentino – è cosa certa – si ripresenterà, forte di essere stato il primo sindaco di Trappeto ad amministrare in tempi pandemici e gasato dai finanziamenti gentilmente sostenuti dalla Destra regionale in cui la maggioranza è confluita in blocco. Un corpo solido – per ammissione dello stesso presidente del Consiglio Salvatore Orlando – su cui appare difficile aprire una breccia seppure Brancaleone abbia già intrapreso il suo cammino in Terra Santa rimpolpando la sua armata di abili spadaccini e tiepidi soldati pronti a battersi per il soldo: «Bene, miei duri, bando agli scoramenti. Fora i petti, dritte l’armi, alte le insegne, baldanza!»

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