Liccate a SardaTrappeto

Trappeto, 9 attività commerciali chiuse in 12 mesi. Così muore l’economia cittadina

Il paese marinaro è alle prese con una grave crisi economica, nessun rilancio e nessuna luce in fondo al tunnel


L’ultimo è stato un negozio di telefonia ma prima si contano una carnezzeria, un’azienda promozione turistico-territoriale, un risto-pub, un negozio di caffè, un ristorante, una fioreria, un negozio di articoli per la casa ed una sala giochi per ragazzi. Ben 9 attività commerciali scomparse nel giro di 1 anno o poco più dal tessuto economico-produttivo di Trappeto, impoverito altresì dalla dipartita della Banca Don Rizzo.

Se nella vicina Balestrate i negozi aprono in quel di Trappeto tutto sembra limitarsi ai servizi strettamente essenziali come  il market, la farmacia e qualche bar, limitarsi a conferire ogni responsabilità ai privati è sbagliato così come non tutta la colpa è degli amministratori che – ne siamo sicuri – si staranno scervellando per trovare una soluzione in grado di invertire la tendenza, contro Cosentino però vanno le lungaggini della variazione di destinazione d’uso delle strutture ubicate nel centro storico del paese, un’intento manifestato sin dal suo insediamento e perso in chissà quali meandri burocratici. L’incentivo ai commercianti, laddove possibile, il Comune lo ha fornito con uno sgravo sul suolo pubblico ma ciò non è servito: l’assegnazione mediante bando dei chioschi mobili sul lungomare non ha portato novità per il 2019.

Il problema della Banca e la fuga di capitali
Dall’amministrazione continuano a raccontare di essere alla ricerca di un istituto bancario in sostituzione della Don Rizzo, di fatto nessun risultato si è fino ad oggi stagliato all’orizzonte e – sulla base di un’indagine condotta da “Il Tarlo” – cresce il numero di trappetesi che dopo aver prelevato in quel di Balestrate o a Partinico, decidono di acquistare i beni di prima necessità direttamente sul posto. Ciò si traduce in un’ammanco di ricchezza interna al territorio, che impoverisce quelle attività commerciali che strenuamente resistono tra mille sacrifici.

Tutti vendono ma nessuno compra
Gli anni ’80 e le uova d’oro sono finiti da un pezzo così e mentre gli altri paesi si guardavano intorno per capire come far fronte ad un futuro meno florido, Trappeto ha continuato a specchiarsi svendendo il suo centro storico alla medio-alta borghesia del capoluogo che oggi si manifesta – a giusto titolo – indifferente verso i problemi di un luogo in cui dimora per una manciata di settimane all’anno. Il risultato di questo residence a cielo aperto trova la sintesi in decine di cartelli con la scritta “vendesi” che in molti casi rimangono affissi per anni prima di trovare l’acquirente con tanto di svalutazione d’ordinanza: il vero dramma è che nel 2019 Trappeto si scopre incapace di attirare gli investitori del mattone.

Quale strada per la ripresa socio-economica?
Un territorio che non offre elementi di svago, si sa, perde notevolmente valore sia agli occhi del turista che della popolazione più giovane ed è quello che si sta verificando nel piccolo borgo marinaro: residenti e turisti si lasciano tentare dai locali e dei lustrini dei paesi limitrofi conferendo a Trappeto la dimensione di dormitorio. Stando così le cose, non ce ne voglia il primo cittadino con le sue manie di grandezza, non c’è Cosentino che tenga: troppo complesso il problema per essere risolto da una sola amministrazione e troppe le variabili in campo per essere studiate da una maggioranza chiusa a difesa della propria celebrazione. Di recente il consigliere Maurizio Alfano si è posto l’interrogativo sulla “morte civile” di Trappeto indicando la “realtà di rete” come via per il rilancio, ma Trappeto oggi è esclusa da qualsivoglia macro-economia del Golfo di Castellammare ed in assenza di ambasciatori di livello continuerà a recitare il ruolo di Cenerentola.

Articoli Correlati

Back to top button
Close