CronacaTrappeto

Trappeto, giustizia per Libero, ucciso dalla vigliaccheria e dal silenzio. L’appello del sindaco: “Chi sa parli”

Investito lo scorso 23 novembre, ancora ignoto l'automobilista che l'ha ucciso. Abbiamo deciso di chiamarlo Libero, così da avere un nome per cui chiedere Giustizia.


Il Pastore Tedesco investito lo scorso 23 novembre nei pressi della strada che costeggia la ferrovia di Trappeto è morto. Morto tra sofferenze atroci, vittima della vigliaccheria di un automobilista che non si prodigato a prestare soccorso e che, dicono alcune fonti, sarebbe passato ripetutamente sul corpo dell’animale, non si sa se in preda al panico o per miserabile volontà.


E’ questa la ricostruzione che alcuni cittadini presenti al momento dell’incidente fanno di quella tragica sera, residenti ancora scossi e che preferiscono confidare i loro ricordi in forma anonima dicendosi tuttavia speranzosi sulla possibilità che il Comune di Trappeto – nella figura del primo cittadino Santo Cosentino – possa costituirsi parte civile una volta individuato l’autore di un fatto così truce. Chi sa parli, dunque, spezzando quella catena di omertà che spesso condiziona i piccoli centri abitati, chi sa non abbia il timore di ritorsioni ma agisca consapevole del proprio ruolo di cittadino attivo.


Di ieri le parole con cui il sindaco di Trappeto Santo Cosentino ha annunciato la morte dell’animale, troppo gravi e profonde le ferite, inutili ogni soccorso della clinica veterinaria dove il cane era in cura: «Chi fa del male agli animali e non presta soccorso è un vigliacco e merita tutto il nostro disprezzo – scrive il sindaco di Trappeto – Speriamo che chi ha investito il cane senza prestare soccorso venga al più presto individuato. Chiunque ha visto qualcosa faccia una segnalazione alle autorità competenti. È inaccettabile che ancora ai giorni d’oggi si possa assistere a tali tragici eventi e che i colpevoli non hanno la minima sensibilità di assumersi le proprie responsabilità prestando aiuto e il dovuto soccorso.».

Parole necessarie, giuste, ma che non devono limitarsi a pura esibizione di uno sgomento che in queste ore sta valicando i confini trappetesi, sia fatta luce sul colpevole, pur preservando l’identità di chi ha ucciso senza particolari patimenti una creatura meravigliosa andata via senza una storia, senza un padrone a piangerne la perdita, senza un nome per cui chiedere giustizia, così quella creatura dagli occhi spalancati distesa sulla lettiga del veterinario guarda in faccia ognuno di noi; donne e uomini, vecchi e ragazzini, lasciando una luce di vergogna in ogni bocca che non vuol parlare, nella miseria interiore di chi si lascia dominare dalla paura.

E’ la storia di Libero, «Cane di tutti e di nessuno» come ha magnificamente detto qualcuno donandogli un nome ora che le ferite e la ferocia barbara dell’uomo si sono ammansite sulla sua carne, Libero il cucciolo di tutti, che guarda dentro ogni coscienza e marca la linea sottile tra esser uomini piuttosto che bestie.

Dicono che un ragazzo di colore sia intervenuto, tra i tanti presenti nel momento dell’impatto, per fermare la vettura, dicono che a nulla sia servito l’essersi fisicamente scaraventato a freno del vigliacco. Dicono che Libero aveva ancora gli occhi aperti ed a stento usciva un respiro tra i suoi denti serrati forse a trattenere l’atrocità del dolore,  sia il sindaco – in rappresentanza di tutti – a trovare questo ragazzo, premiare il suo gesto in attesa che giustizia sia fatta. Sia Santo Cosentino portavoce di uno sgomento collettivo, alfiere di una giustizia che occorre trovare senza sconti, senza giri di parole.

Tra le tante storie di tortura, abusi e soprusi verso gli animali la vicenda di Libero tocca le corde di chi non è disposto a lasciar correre, a soprassedere, ad ammutolirsi a comando nel nome del quieto vivere, perchè se – com’è vero – l’indifferenza è il peso morto della storia, parassitismo, non-vita, chi ha visto è chiamato a farsi carico del peso degli occhi di Libero che sono oggi gli occhi di tutti i cittadini onesti di Trappeto.

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