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“Urla quanto vuoi, qui nessuno ti sentirà”. Il racconto dell’Italia che resiste e tiene in piedi i nostri fabbisogni

Pubblichiamo una lettera di Francesco Loria, rappresentante sindacale della FIT CGIL, che ben descrive la situazione di tutti quei lavoratori che non hanno cessato le attività per l'emergenza coronavirus e che con stoicismo ci garantiscono cibo, energia e beni di prima di necessità



Una fotografia disarmante delle difficoltà affrontate quotidianamente dai lavoratori impiegati nella produzione e distribuzione di beni essenziali ai tempi del coronavirus che ci arriva da Franceco Loria, appresentante sindacale della FIT CGIL. Un documento importante, che ben descrive i sacrifici e le paure di uomini e donne a cui il Governo chiede di resistere in nome delle nostre necessità. Di seguito il contributo di Loria.

«Urla quanto vuoi, qui nessuno ti sentirà. È questa la sensazione che provo da quando è scattata l’emergenza Covid19 in Italia. Decreti su decreti si susseguono per arginare la diffusione del coronavirus, si applicano restrizioni importanti al fine di contenere il contagio, chiudono scuole, pubblici uffici, bar, cinema, teatri e fabbriche che non producono beni essenziali, si ferma lo sport, viene sospesa la messa ai fedeli, ci obbligano “giustamente” a rimanere in casa. Libertà sospesa a tempo indeterminato. Quella che sembrava una emergenza fuori controllo, esclusivamente Italiana, adesso è dichiaratamente classificata come pandemia. Misure di contenimento rigide messe in atto a livello planetario, mirano a contrastare la diffusione di questo nemico invisibile.

La cancelliera Tedesca Angela Merkel definisce questo periodo il più grave momento dalla seconda guerra mondiale, Emmanuel Macron Presidente della Repubblica Francese, chiude per la prima volta nella storia il Santuario Nostra Signora di Lourdes, Bergamo straccia record di morti dopo record, gli ACM del nostro esercito, trasportano le salme che hanno saturato i cimiteri Lombardi in altre regioni per la cremazione.
Siamo in guerra, la nostra Sanità è al collasso, i nostri medici e infermieri in trincea per strappare alla morte quante più anime. Non è un film, questa è realtà. Ma esiste un mondo parallelo.

Un mondo che chiama tanti lavoratori alla tenuta economica del Paese in nome della responsabilità e del sacrificio.
Sono le donne e gli uomini della grande distribuzione, la logistica di magazzino che assicura beni di prima necessità a tutti i cittadini. E come in un mondo parallelo, tutto procede come prima dell’emergenza, con turni di 8 ore, che spesso diventano 9, con extra turni domenicali per tenerci in allenamento, ancora lì che speranzosi, aspettano il rinnovo del contratto in proroga ormai da 90 giorni. Normale routine. Forse tutti noi siamo immuni al contagio? No! Questi invece, sono gli elementi che evidenziano la drammatica realtà che molti lavoratori sono costretti a vivere quotidianamente. Allo stato attuale, facciamo fronte alla mancata e integrale applicazione dei protocolli per il contrasto alla diffusione del Covid19 negli ambienti di lavoro. Nella figura di rappresentante sindacale della FIT CGIL, insieme ad altri delegati, con senso di responsabilità, abbiamo più volte posto all’attenzione dei vertici aziendali della New Coop Operation ” le difficoltà e i rischi a cui si sta esponendo la totalità dei lavoratori operanti presso la piattaforma di Carini (PA).

Ad oggi nulla è cambiato. Il confronto sindacale è del tutto appiattito di fronte alla gravissima situazione che, mostra forti incongruenze. La salute e la sicurezza di ogni singolo lavoratore, deve venire prima di qualsiasi realtà produttiva. Questa non è una presa di posizione, questa è paura. Paura di contrarre una grave infezione, paura di portare il contagio dentro le nostre famiglie recluse in isolamento per via delle corrette direttive Ministeriali per evitare il proliferare del virus.

E noi, che con orgoglio continuiamo ad andare a lavoro, tra un Inno Nazionale e una pacca sulla spalla, senza nasconderci dietro un certificato medico, ci sforziamo nel garantire che tutta la nostra catena di supermercati sia operativa nel servire le nostre Comunità. Non meritiamo di essere trattati come numeri da impiegare per il massimo profitto. Non vogliamo intraprendere azioni di forza che possono interrompere le regolari forniture per garantire la nostra incolumità. Con grande senso di responsabilità, chiediamo solo che venga applicato integralmente il protocollo di sicurezza, per noi, per le nostre famiglie e per la nostra Azienda, che nel caso dell’identificazione di una positività al suo interno, verrebbe posta in isolamento producendo un elevato disservizio in un momento storico delicato.

Questo, come già successo alcuni giorni fa alla Pfizer, azienda farmaceutica Catanese, che ha visto il decesso di un suo dipendente, fermando così la produzione, un papà di 52 anni che lascia prematuramente la sua famiglia, o come Fincantieri Palermo, o come Almaviva, o STmicroeketronics, tutte grandi aziende Siciliane, che hanno riscontrato positività tra i propri dipendenti e che hanno dovuto fermare le proprie produzioni.
Questo sfogo, oggi lo dedico a tutti i Papà che sono venuti a mancare a causa di questa guerra, che sempre più spesso, vede i suoi migliori soldati mandati al fronte disarmati. Così non andrà tutto bene.»

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