Storie e Uomini

Vi sarà capitato di inciamparci almeno una volta, ma non tutti sanno cosa sono

Per la serie "oggetti in via di estinzione" parliamo delle piccole lame in ghisa che troviamo davanti edifici d'epoca o sparse in giro, dove una volta c'erano ville


Ogni tanto la tradizione si conserva anche in piccoli oggetti che nonostante siano sotto i nostri occhi quotidianamente passano il più delle volte inosservati: simboli di un’epoca lontana e delle abitudini ormai passate.

È l’esempio del grattascarponi o nettascarpe, quell’oggetto in ferro o ghisa piantato sin dall’Ottocento (secolo in cui si sono diffusi) davanti i portoni di molti palazzi della città proprio a fianco dell’ingresso su strada.

Quell’antico arnese davanti l’ingresso delle nostre case é un raschietto per pulire le scarpe: era utilizzato dai contadini che tornavano dalle campagne per pulire il fango depositatosi sulla suola delle loro scarpe prima di entrare in casa

E, dal momento che anche le strade cittadine non erano che in terra battuta ed era sufficiente una pioggia per creare un pantano di fango, l’abitudine di pulire la suola delle proprie scarpe si era diffusa pure nel centro città (ed era ancora buona educazione pulirsi le scarpe prima di rientrare a casa).

Per la serie oggetti in via di estinzione, il “Grattascarponi” é il nonno dell’attuale zerbino: realizzato in ghisa, ci sono forme diverse ma la più comune é quella a “U” con una lama centrale orizzontale su cui ci si poteva (o anche si può ancora) raschiare la suola delle scarpe e rimuovere così il grosso delle zolle di terra dopo un’intensa giornata di lavoro.

Diversi si trovano in via Domenico Costantino, all’altezza con l’angolo di via Terrasanta, e altri ancora davanti le palazzine più antiche di via Lo Jacono.

La versione più evoluta di questi oggetti del passato avevo visto poi affiancare al piccolo raschietto in ferro una piccola zolla di spazzola per scarpe, probabilmente per rifinire il lavoro di pulizia della suola dopo aver tolto il grosso con il raschietto.

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