CronacaTrappeto

A Trappeto il camposanto dei “senza nome”. Defunti estumulati e posti in loculi comuni senza le generalità

Accade anche questo all'interno di un cimitero in cui le regole sembrano essere opzionali e dove da anni si è dato spazio a parecchie anomalie


E’ cosa nota che all’interno del cimitero di Trappeto le regole siano soggette a personale interpretazione ed al peggio, in termini di decoro e rispetto per la memoria dei defunti non sembra proprio esserci fine. Parliamo oggi dell’intenso processo di estumulazioni reso necessario all’interno di un perimetro cimiteriale ormai saturo ed in constante attesa di un ampliamento ormai vitale.

Bisogna partire dalle origini facendo chiarezza sulla gestione dei loculi “pubblici”, a tal proposito – eccezion fatta per i cosiddetti posti in terra di pertinenza comunale – sono due le congregazioni che amministrano le nicchie funerarie trappetesi: c’è quella dei Pescatori posta nell’ala est del cimitero e c’è quella dei Contadini che si erge dirimpetto sul lato ovest. Ciò premesso passiamo alle operazioni di rimozione dei defunti previste dalle congregazioni dopo un tempo di circa 30/35 anni dalla tumulazione delle salme, ciò vuol dire – ragionando per approssimazione temporale – che una persona venuta a mancare tra il 1984 ed il 1989 è soggetta – oggi – ad essere rimossa dal suo loculo per finire in una nicchia comune assieme ai resti di altri defunti.

Un’operazione legittima, volta a liberare posti all’interno delle colombaie gestite dalle congregazioni ma che – tuttavia – evidenzia contrasti che non sono passati inosservati ai cittadini: se dal fronte dei pescatori i defunti posti nel loculo comune vengono presentati con fotografia e generalità, sul versante contadino assistiamo ad una collezione di immagini senza alcuna didascalia anagrafica: la prima impressione è quella di tante figurine fatte coi volti di uomini e donne di cui presto si perderà del tutto la memoria.

Una scelta di dubbio gusto, che sottrae l’ultima forma di dignità terrena ai defunti e priva le nuove generazioni dell’azione del ricordo, immaginate di essere nati nei primi anni ’90 e di soffermarvi dinanzi al volto di qualcuno venuto a mancare un decennio prima della vostra nascita, immaginate – adesso – di trovarvi inconsapevolmente dinanzi al padre di vostro nonno senza avere modo di leggerne l’identità.

In assenza di una perizia fotografica pre-estumulazione la faccenda potrebbe assumere connotazioni gravi e complesse, da un lato – quello esterno – una lapide comune con le foto sprovviste dei nominativi dei defunti, dall’altro le cassette di zinco contenenti i resti ossei su cui per legge sono riportate le generalità del morto.

Facendo appello al buon senso e ai contatti dell’assessore Emanuele Bologna, detentore della delega ai servizi cimiteriali del Comune di Trappeto, si chiedono interventi e confronti tempestivi col direttivo della congregazione dei Contadini nell’intento di ricostruire l’anagrafica dei defunti evitando così’ di dare vita alla vergogna di una camposanto dei senza nome.

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