Life Style

Diari di un migrante: Paolo Orlando, Melbourne

paolo-orlandoCon Paolo Orlando ci conosciamo da sempre. E’ uno di quei nomi che ti basta sentir pronunciare per associarvi subito un volto, coetanei e compagni di scuola, ragazzi di paese che, vuoi o non vuoi, sanno tutto l’uno dell’altro. Tutto istantaneo, naturale, sin da subito, da quel mio “Ciao Paolo, vorrei far due chiacchiere con te per un progetto che mi frulla in testa da tanto…” seguito dal suo: “E’ un’ottima idea, sentiamoci su Skype!”. Così è nato questo scambio di impressioni sull’asse Trappeto-Melbounne: 15.852km di distanza, 25 ore di viaggio, 8 di fuso orario, 2 continenti ed 1 oceano – quello Indiano – di mezzo. Con lui inizia il primo dei miei viaggi tra i nostri emigrati, giovani e meno giovani che hanno trovato una propria dimensione in giro per il mondo.

Ciao Paolo! Cominciamo subito, inizio io col presentarti: Paolo Orlando, 28 anni, nato in Germania e subito trasferito negli States per poi far ritorno a Trappeto sempre in tenera età, a Melbourne (Australia) dal 2013. Continua tu!

In Australia dal 10 ottobre 2013, come hai detto tu! Lavoro nel settore dell’edilizia e della ristrutturazione, partito insieme ad un amico, anche lui di Trappeto, una piccola tappa in Thailandia prima di approdare in questa terra che offre opportunità incredibili.

Cosa ti ha portato ad andare via da Tappeto?

Credo sia stato un mix di circostanze, non solo le ovvie necessità economiche, non solo la voglia di scoprire un mondo nuovo ed affascinante, non solo il desidero di svoltare, ma sopratutto la paura di non vedere una prospettiva, la difficoltà oggettiva di trovare uno spiraglio di luce in una realtà chiusa, priva di qualsiasi futuro.

Di cosa ti sei occupato a Trappeto una volta finiti gli studi?

Ho fatto tanti lavori, com’è normale che sia in un piccolo paese, ho lavorato come imbianchino, in campagna, come bagnino, ho colto tutto ciò che riuscivo a prendere pur di gravare il meno possibile nelle finanze della mia famiglia. Poi un’esperienza a dir poco assurda che è una buona cartina di tornasole del rispetto verso il lavoratore che abbiamo in Italia.

Cosa è successo?

Sono stato in Veneto, considerata la terra d’oro della produzione e dell’impiego italiano, fatto sta che in un colloquio un’azienda mi aveva detto che ero praticamente assunto ma dovevo – condizione senza la quale – esser munito di macchina, dunque il ritorno in Sicilia per risalire con l’auto d’ordinanza, salvo poi sentirmi dire che non se ne faceva nulla! Da qui ho deciso di provare a Viareggio dove in effetti qualcosa ho trovato!

Hai avuto particolari difficoltà a trovare qualcosa Viareggio?

Tutt’altro, ti racconto un aneddoto che fa ben capire la differenza tra la realtà siciliana e quella del nord Italia. Nel periodo antecedente la decisione di andare a Viareggio ho fatto diversi tentativi, tutti con esito negativo, una volta ricordo di aver sprecato un intero pieno di benzina per spostarmi di azienda in azienda alla ricerca di un impiego senza nessun successo.

Mentre in Toscana?

Due ore! Non sto scherzando! Sono bastate 2 ore per trovare un impiego in un campeggio! Da noi in 2 ore non fai nemmeno in tempo a parlare con l’addetto alla gestione dei curriculum degli aspiranti dipendenti di un’azienda! Dopo questo impiego sono seguiti 3 anni di lavoro stagionale a bordo di uno yacht.

Guadagnavi bene con questo lavoro?

Il guadagno non era male, riuscivo a fare 2500 euro al mese garantendomi un inverno un po’ più sereno grazie a quanto mettevo da parte nel periodo estivo tornando in Sicilia per contenere costi e spese.

E nonostante tutto a Trappeto non riuscivi a trovar nulla nei mesi invernali?

Nulla! Difficoltà di ogni genere e quel poco che ci stava era sempre più un tentativo di schiavismo che un’offerta di lavoro! I giorni e i mesi si avvicendavano e la situazione non migliorava di una virgola dovendomi scontrare anche con l’ignoranza della gente di paese, sempre pronta ad etichettare come “scansafatiche” un giovane che non riesce a trovare impiego.

Arriviamo all’Australia di cui mi hai già accennato qualcosa. Parlami di oggi, della tua realtà.

Sono uno dei tanti italiani che hanno trovato la così detta “America” in Australia, un paese che sa offrire tanto a chi ha voglia di fare ed ha il coraggio di mettersi in gioco, una terra lontana ma molto ambita, basti sapere che solo lo scorso anno gli emigrati italiani qui sono stati 22.000, una delle più grandi correnti migratorie dal secondo dopoguerra. In questi anni ho trovato una dimensione concreta. Ho completato parte della mia formazione superando l’Eilts test, risconosciuto a livello internazionale come strumento per la conoscenza della lingua inglese  e fondamentale per ottenere un visto permanente qui in Australia; adesso lavoro ed al contempo studio per ottenere un diploma in Building&Contraction così da avere modo di operare seriamente nel settore dell’edilizia.

Com’è vivere a Melbourne, prova a tracciare un paragone con ciò che hai lasciato.

E’ difficile poterlo fare, sarebbe fin troppo facile evidenziare le sostanziali differenze tra il mondo australiano e quello siciliano, ci perderemmo in discorsi lunghi e dispendiosi, io posso fare degli esempi! Esempi banali come la puntualità dei mezzi pubblici che qui ci permettono di percorrere 100km in 1 ora mentre in Sicilia ne impieghiamo 5 per spostarci da Palermo a Catania! Altro esempio banale è quello del rispetto verso il lavoro e la professionalità da parte della gente australiana e tutto questo si traduce nel rispetto verso di te come persona, anche sotto l’aspetto puramente economico.

Economico in termini di guadagno?

Esattamente! Non ho mai fatto la fame durante i miei lavori in Italia ma mi rendevo conto che non riuscivo a vedere ed a programmare al di là del giorno dopo poiché nulla era costante, niente certo, veniva a mancare il rispetto verso il lavoro e dunque verso chi lavorava. Oggi in Australia guadagno 1300 dollari a settimana, grazie a questo riesco a fare dei progetti: ho comprato i mobili di casa, una macchina, riesco a concedermi sfizi e vacanze, riesco a tornare in Italia dalla mia famiglia, non credo sarebbe stato possibile farlo in Sicilia con la mentalità e la classe politica che ci ritroviamo.

Come vedi oggi Trappeto?

Come un paese fermo! A partire dalla mentalità della gente che si sottomette a causa del bisogno e dunque non parla, rinuncia alla denuncia, si accontenta di quel poco che viene concesso e non si scandalizza degli appalti per la pulizia delle spieggie dove a lavorare sono sempre le stesse aziende e con scarsi risultati vista la sporcizia del nostro mare, non ci si indigna dei cantieri in cui vengono assunti sempre gli stessi o dei corsi di formazione finanziati dalla regione ed organizzati nei garage a cui partecipa sempre lo stretto numero chiuso di persone.

Quale potrebbe essere una soluzione, su cosa puntare?

Sulla comunicazione, sull’informazione. Se la gente non è informata non potrà mai cambiare: non puoi cambiare se tu non sai! Bisognerebbe puntare anche sul coinvolgimento dei giovani nella politica in quanto se non ti interessi di politica puoi star ben sicuro che sarà la politica ad occuparsi per te.

Cosa consigli oggi ad un ragazzo di 20 anni che vive qui?

Dico che se l’obbiettivo è quello di rimanere nella terra dove si è nati per contribuire a farla crescere, allora bisogna iniziare a riunirsi e a far progetti senza chiedere l’appoggio dell’amico politico, senza elemosinare raccomandazioni, senza la ricerca dello spreco, senza sotterfugi.

L’ultima domanda è – forse – la più impegnativa. Pensi di tornare un giorno a Trappeto?

E’ una domanda impegnativa. Spero di no, non nell’immediato, forse una volta raggiunta la pensione, non perché mi sia dimenticato della mia terra, non potrei. E’ difficile tornare indietro, malgrado i tanti sacrifici che giornalmente si fanno, malgrado la lontananza. A Trappeto faticavo a guadagnare 500 euro al mese, ero visto come uno che non voleva fare un cazzo, dunque a volte non è l’individuo ma il sistema a non esser valido e ne è una chiara dimostrazione la dimensione australiana fatta in larga parte di ragazzi italiani che mandano avanti l’economia con il proprio lavoro. Ho lasciato una realtà dove chiedevo l’auto in prestito a mia madre per andare a cercar lavoro e dove per risparmiare carburante facevo le discese con l’auto in folle, come potrei tornare in un luogo così bello ma allo stesso tempo reso così arido da un sistema malato?

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