PalermoStorie e Uomini

Gli invisibili. Omaggio ai lavoratori che non possono fermarsi ed a cui dobbiamo tutti dire grazie in questi tempi infetti

Con dedica asciutta a chi non puo' scegliere e che per questo non deve essere strumento al pari di un bene di consumo. Comprendere che dentro lo sguardo cordiale di un commesso o di una cassiera vivono le nostre stesse paure è un punto di partenza verso il buonsenso.


Si è fatto un gran parlare del coraggio di medici ed infermieri che in queste settimane stanno letteralmente reggendo in piedi il sistema sanitario nazionale con un sacrificio che ad oggi – nella categoria – conta 43 vittime, poco si sa invece degli invisibili, di chi innanzi al coronavirus non può tirarsi indietro “per decreto”, sono gli impiegati, i commessi e le cassiere dei supermercati in cui ogni giorno ci si approvvigiona dei beni di prima necessità, loro così come in farmacisti che non possono chiudere bottega sono la parte sommersa di questo dramma, l’avamposto che ci garantisce i benefici del quotidiano in uno scenario che di quotidiano ha ormai ben poco.

Li vedi lì, sempre al loro posto a Trappeto così come a Balestrate o Partinico, Alcamo o Terrasini, impegnati e pieni di timore mentre ti parlano con gli occhi facendosi forza dello scudo flebile, li vedi accompagnati da una consapevole rassegnazione, un po’ come a voler dire e non dire quelle parole che noi stessi pronunceremmo al loro posto: “Sono qui, è necessario, devo farlo, ne vale il mio lavoro.”.

Accogliere questo racconto, farne eco è un dovere che non conosce compromessi, stare qui a parlare delle paure di chi pare essere invisibile agli occhi del virus così come della gente è un tributo ad un sacrificio reale fatto da lavoratori – spesso giovani – a cui non è stata offerta un’alternativa. Così indaghi nelle loro teste, capisci qual’è l’ansia quotidiana che pervade quelle otto ore maledette, interpreti, forse con la giusta codifica emotiva, quell’intolleranza diffusa e repressa verso il cliente indisponente o per chi si aggira tra le corsie quasi fosse un giorno come gli altri: “Alcuni li vediamo due volte al giorno, altri pretendono di entrare in due come se fosse se nulla fosse, poi c’è chi si lamenta delle code e delle attese” confidano.

Eppure non c’è soltanto un’economia da salvare dietro tutto questo, la loro cortesia, l’equilibrio precario che malgrado tutto riesce a restare i piedi, l’organizzazione improvvisata e ormai rodata fatta di gesti automatici, di servizi a domicilio, di tutela del cliente e di necessità imposte dal buon senso è una grande lezione per chi vede nella spesa un’anelito di libertà. Ricordarsi che dietro alle nostre sveltine per il pane o per la pasta si nasconde il sacrificio di questi lavoratori è un atto di umanità con cui è bene fare i conti, comprendere che dentro lo sguardo cordiale di un commesso o di una cassiera vivono le nostre stesse paure è un punto di partenza verso il buonsenso.

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