Cronaca e attualità

Peppino Impastato : un martire ucciso da cosa nostra e un monito antimafia

A 42 anni dalla sua morte è ancora forte il messaggio di Peppino Impastato ucciso da cosa nostra il 9 maggio 1978 a Cinisi



Peppino Impastato :un martire ucciso dalla mafia e il suo sacrificio è stato di monito per il riscatto della Sicilia. Passeggio per i campi con il cuore sospeso nel sole.»(Peppino Impastato, Amore non ne avremo). Il 9 maggio 1978 il corpo o ciò che ne era rimasto venne trovato sulle rotaie della ferrovia di Cinisi. Una carica di tritolo voluta dal boss Tano Badalamenti, pose fine alla sua vita e alla lotta del giornalista, membro di democrazia proletaria contro il sistema mafioso della Sicilia anni 70. Peppino era figlio di un esponente della mafia affiliato al boss Badalamenti. Nelle sue vene scorreva il sangue mafioso, suo zio Cesare Manzella era il capo della mafia a Cinisi negli anni sessanta, poi fatto saltare in aria da una carica di tritolo a bordo della sua auto. Peppino però si ribellò a un destino segnato, litigo con il padre che lo butto fuori di casa e insieme ad un gruppo di ragazzi locali fondo Radio Aut, emittente libera che denigrava e scherniva con ironia dissacrante, ma anche lotte attiva il sistema mafia-politica. Peppino abitava a Cinisi a cento passi dalla casa del boss Badalamenti. Sui ‘cento passi’ è stato fatto un film interpretato magistralmente dall’attore Luigi Lo Cascio nel ruolo di Peppino e dal compianto Luigi Maria Burruano nel ruolo del padre. Peppino Impastato lotto’ a lungo contro un sistema sulla carta più forte di lui, senza scrupoli, che pensava solo ad arricchirsi, con accordi, sotterfugi,morti bianche e il potere dell’intimidazione. Peppino insieme a Salvo Vitale furono i promotori di Radio Aut, che da un piccolo paese della provincia di Palermo riuscì a creare aggregazione di persone di varie regioni e nazioni, dal quale nacque un movimento forte in contrapposizione a cosa nostra. La sua morte 42 anni fa è stato un messaggio verso tutte le generazioni future, al silenzio assenso, all’ omerta di una regione che come disse prima di chiudere radio Aut Salvo Vitale ‘ la mafia ci piace, ci identifica e tu Peppino sei stato un nuddu ammiscatu cu nenti’. Invece la mafia come ripeteva spesso Peppino è una montagna di merda. Dopo la sua morte il ricordo di Peppino e le tante iniziative in tutta Italia, con strade, vie e piazze intitolate al suo nome è stato proseguito prima dalla madre Felicia e poi dal fratello Giovanni. Se tanti giovani hanno avuto consapevolezza della mafia e hanno lottato per dare un immagine pulita e non legata solo al malaffare con cui i siciliani sono conosciuti all’estero è anche grazie al sacrificio di gente come Peppino impastato, Giovanni Falcone, Don Pino Puglisi e Paolo Borsellino.

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