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Se ne va Pino Vitale, quel “Sindaco di tutti” figlio del mare e simbolo di una stagione di riscatto e partecipazione

In questo giorno dove Pino ha fatto un salto in un'altra dimensione mi chiedo se qualcuno avrà il coraggio e la correttezza di donare il suo nome a qualcosa che resista e dia merito a quel "Sindaco di tutti" sempre pronto ad un caffè e ad un "come stai?".


Scrivere di Giuseppe Vitale non è cosa semplice, non lo è perchè – a differenza di quanto si possa pensare – descrivere la semplicità degli uomini è cosa assai più ardua che non non raccontarne le contraddizioni. Su Vitale, personaggio importante e a tratti focale della politica di Trappeto per oltre 30 anni, di aneddoti potremmo raccontarne tanti, su tutti però resta un comizio del 2012 che racconta bene la natura del compianto ex primo cittadino trappetese. Preso d’assalto dalle invettive dell’altra fazione, bersagliato da attacchi privi di consistenza sulla mancanza di titoli di peso ad anticipare il suo nome, Pino Vitale rispose nella maniera più semplice e per questo – al pari di questo racconto – meno scontata, parlando delle sue origini che appartengono al mare e del fatto che per essere un bravo sindaco non occorre aver studiato alla Bocconi.

Era così Pino Vitale, uno dei pochi che nella sua semplicità ha saputo essere il sindaco di tutti incarnando a fondo quel senso di “trappetesità” ormai sbiadito e rilegato in soffitta per troppo tempo, origini umili e voglia di riscatto, la carriera in finanza gli valse per sempre il titolo di “Finanziere” o “Finanzèri” per dirla alla siciliana, un titolo che aveva poche “cianciane” e contorni barocchi ma che oggi rimane come icona dell’uomo ancor prima del personaggio. Pino Vitale portato a spalla da decine di pescatori trappetesi – era il maggio 2012 – è forse l’immagine di un riscatto sociale che prima o poi nel piccolo borgo marinaro doveva compiersi: è stato l’affermare un’identità oltre tutto, un accento che fa schioccare la frusta di una parola secca, ben pesata, Pino infondo era un tipo tosto, uno di quelli che fascia o non fascia potevi beccarlo al bar così come al supermercato e che con la stessa educazione di sempre ti chiedeva di te, dei tuoi famigliari e del lavoro.

Sindaco di tutti, appunto, perchè a prescindere dalle tensioni amministrative e politiche Pino Vitale sapeva tenere il polso della sua Trappeto in uno stretto legame con il mare, la terra, con i fratelli pescatori di suo padre e quella gente che anche dopo la fine del suo mandato continuava a chiamarlo “Sindaco” perchè carica di un affetto di riconoscenza riservato a pochissimi. Vitale se ne è andato da primo cittadino, da uomo che si è battuto fino in fondo per il territorio che ha rappresentato, abbiamo avuto scontri duri, visioni spesso differenti che non si trascinavano mai oltre i confini dell’indecenza o della scorrettezza.

L’affetto che i trappetesi hanno avuto per Pino si sta riversando, adesso, nella sua famiglia in questo up level di una fase 2 meno restrittiva e per questo più umana, al netto di qualsiasi sigillo su quella che è stata la Trappeto di Pino Vitale ci piace ricordare l’impegno per il finanziamento ed il recupero dell’ex istituto Maria Pia di Savoia, l’adesione ad un sistema di raccolta dei rifiuti che ha di fatto dato il via alla raccolta differenziata, il rilancio del turismo mediante un rapporto di collaborazione con il Gal del suo amico Piero Puccio, la nascita del Museo del Mare ed il mercato ittico, ultimo dono di Pino Vitale ai suoi pescatori.

C’eravamo sentiti poco dopo la manifestazione antifascista del 19 gennaio di quest’anno a cui Pino aveva partecipato dando il suo contributo di presenza alla necessità di affermare una responsabilità oggi più che mai necessaria, poche ore dopo ricevetti la sua telefonata partecipata e carica di emozione: “E’ stata una grande giornata, voglio farvi i miei complimenti, bisogna portare avanti questi valori ogni giorno”. Pino Vitale, “U’ Finanzèri” era anche questo, un’uomo semplice e per questo difficile da raccontare ma al contempo uno tosto, schietto, uno che i problemi li affrontava di petto.

Ho sempre creduto nell’importanza dei nomi, nel fantastico potere di narrare qualcosa, nell’importanza di dare memoria, di raccontare “la Storia” così come “una storia”, ho sempre pensato che un luogo per la memoria serva e che il compito di una comunità è quello di tenere vivo il tizzone del passato e delle sue genti. In questo giorno dove Pino ha fatto un salto in un’altra dimensione mi chiedo se qualcuno avrà il coraggio e la correttezza di donare il suo nome a qualcosa che resista e dia merito a quel “Sindaco di tutti” sempre pronto ad un caffè e ad un “come stai?”. Ti sia lieve l’ultimo cammino in questo tempo sciagurato caro Sindaco.

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